Arti & Culture

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Controcorrente?

Come è possibile per un artista essere davvero rivoluzionario, nell’odierno mare magnum delle correnti, delle idee, delle posizioni, delle tematiche?  Anche nel mondo del teatro e dell’arte in genere esiste il fenomeno del conformismo, persino alle forme di innovazione più avanzate. Quindi come può l’artista creare un vero processo di cambiamento e tornare alla funzione primaria dell’arte: scuotere le coscienze?

Fulvia Roggero - attrice

Siamo smarriti. Immersi in un grande mare di informazioni, messaggi, proclami, notizie, alcune false e alcune vere, confusi nel tentativo di districarci e trovare sugli accadimenti una nostra opinione autentica e non condizionata.

Flussi di pensiero, attraversano la nostra mente in continuazione, attraverso una molteplice varietà di linguaggi, verbali, gestuali, visivi, acustici.

Siamo iper-sollecitati, come se vivessimo sempre con la luce accesa.

Abbiamo paura di perdere l’onda e di rimanere indietro, di non riuscire a stare al passo. Al passo di cosa? Del progresso forse, della tecnologia, delle innovazioni, delle mode.

Anche il mondo del teatro subisce questa isteria collettiva.

L’ansia di essere all’avanguardia, di trovare nuovi linguaggi performativi, di stupire il pubblico e soprattutto i giornalisti, o ancora più gli investitori e i ,committenti. L’avanguardia in realtà, termine nato tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘60, è diventata ormai “storica “ e nessun artista della scena oggi, per quanto innovativo possa  manifestarsi nei contenuti e nelle espressioni riesce a uguagliare la forza dirompente di quel tempo di vero sovvertimento dell’arte in tutti i campi.

Furono gli anni in cui nacquero forme performative, che davvero sancivano una rottura con la tradizione paludata degli ambienti artistici e teatrali, come per esempio l’happening, fondato da Allan Caprow, forma di evento ancor oggi utilizzata, che significa  "qualcosa che avviene", a cui partecipano paritariamente l'artista e lo spettatore in una sorta di interdisciplinarietà tra teatro popolare, riti ancestrali, danza, pittura, fuori dagli edifici teatrali.  Esso si ricollega anche ai primi esperimenti dadaisti e futuristi di qualche decennio precedente e già ugualmente trasgressivi.

Così scrive in proposito Peter Brook, uno dei registi teatrali più importanti del mondo, recentemente scomparso: «L'happening è un'invenzione molto potente, che in un solo colpo spazza via molte forme morte: lo squallore degli edifici teatrali e tutte quelle banalità pompose come il sipario, le mascherine, il guardaroba, i programmi, il bar. Un happening può aver luogo ovunque, in qualsiasi momento e durare quanto si vuole: niente è indispensabile, niente è tabù. Un happening può essere spontaneo, formale, anarchico; può creare un'energia inebriante. Dietro l'happening vi è un grido: "Svegliatevi!".»

“Svegliatevi! ”: una sola parola per esprimere la funzione che dovrebbe ricoprire l’arte, lo scuotimento delle coscienze. Ma per mettere in atto questo compito, occorre andare contro corrente e oggi è difficile farlo.

Qual è la corrente a cui posso andare contro? Anche la cultura alternativa appare inserita e codificata all’interno di flussi ufficiali. E’ prevista, talvolta sostenuta, come in 1984 di Orwell, dove anche il dissenso trova una posizione incasellata all’interno del sistema.

Inoltre occorre chiedersi se gli artisti di oggi, della scena e non, se la sentano davvero di uscire dal coro e coraggiosamente rischiare la propria reputazione e la propria arte, esporsi a critiche, o anche all’indifferenza per lanciare quel grido, di prendersi la responsabilità di essere pionieri di nuove concezioni e nuovi messaggi, della creazione di nuovi linguaggi, senza cercare il plauso delle istituzioni, dei giornalisti, degli sponsor.  E’ sempre più difficile. Ma ad un certo punto diventerà necessario per l’artista superare questo muro della paura. Perché  di paura si tratta: la paura di essere tagliati fuori. 

Tutto il movimento dell’arte vive oggi un’ansia da prestazione. L’unico obiettivo sembra essere quello di essere accettati, applauditi o per dirla col linguaggio del marketing culturale: fare audience engagement.

Si rende necessario perciò un cambiamento alle basi della concezione stessa dell’arte nel XXI° secolo. L’artista dovrebbe, innanzi tutto prendere coscienza dei meccanismi utilitaristici che oggi pervadono il settore, liberarsi dai condizionamenti imposti dal sistema sociale, politico, culturale, uscire dal flusso protetto e dal proprio narcisismo e compiere un cammino per essere davvero se stesso: risvegliarsi con coraggio alla propria missione universale e spirituale.  Ma questa è un’altra storia, di cui parleremo nei prossimi articoli.

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