Dialogo con

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Intervista a Marisa Zenato – infermiera professionale

 

1) Quale cambiamento ha portato la pandemia e la sua gestione nella tua realtà lavorativa?

Il luogo di cura è stato il mio posto di lavoro per circa 40 anni ed esercitare il ruolo d' Infermiera Professionale è stato sempre una missione per me. La dedizione, la ricerca di miglioramento continuo, l’accoglienza e l’assistenza della persona malata hanno sempre caratterizzato il modo in cui ho svolto la mia professione.

Con l'arrivo della pandemia tutto si è trasformato: inizialmente nessuno di noi aveva idea di cosa sarebbe successo e a cosa sarebbe andato incontro.

Fino ad allora, in caso di malattia, si era abituati a rivolgersi al proprio medico curante, ma questa volta è stato diverso: nell'esercizio della professione medica, a parte qualche eccezione, non c'era la volontà di affrontare la questione dal punto di vista sanitario, con un rapporto individuale medico-paziente, ma si  demandava tutto all'arrivo del “vaccino” e si mettevano in atto protocolli di cura coercitivi.

Il fatto stesso che un vaccino venisse introdotto così in fretta, senza dare spazio a test che nella storia avevano sempre richiesto anni, ha accentuato la paura, l'incertezza e i dubbi, creando inesorabilmente delle spaccature sociali.

Eravamo abituati che dopo una vaccinazione potevamo sentirci protetti, ma questa volta abbiamo avuto modo di riscontrare che non era così, nonostante la mascherina, il green pass e le false rassicurazioni.

All'interno di ogni singola famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli esercizi commerciali, nei centri sociali, nei luoghi di culto abbiamo assistito ad un cambiamento indotto.

2) Cosa pensi dello smart working?

Lo smartworkig non è stato possibile in tutti gli ambiti lavorativi, ma dove si è potuto praticare è stato visto come un’ancora di salvezza, che consentiva di lavorare nella propria abitazione, evitando il contatto con gli altri.

Se da una parte c’era la protezione da un eventuale contagio, dall'altra c'era la solitudine, che emergeva sempre di più e aveva risvolti molto negativi sia nella sfera emotiva, sia psicologica dell'individuo.

3) Cosa ti è arrivato a proposito di come i bambini hanno vissuto a scuola questo difficile periodo?

Nelle scuole la paura ha indotto comportamenti tra i più disparati nel corpo docente, con conseguenze deleterie per l’alunno che, oltre a non vedere i volti di chi lo circondava, ha dovuto indossare la mascherina per tante ore al giorno, con conseguenze sull’apparato respiratorio e circolatorio e obbedire a regole di comportamento, lontanissime da quello che è il concetto di umanità.

4) Ospedali e RSA: quali sono secondo te le conseguenze del lasciapassare ancora vigentAncora oggi, sebbene, dopo due anni, si sia dimostrata la fallacia scientifica del green pass, sia diventato evidente che si trattava solo di un mezzo di discriminazione sociale e sia stato abolito ovunque, viene richiesto nelle RSA e negli Ospedali per fare visita ad una persona ricoverata.

Anche di fronte alla morte, il momento più sacro della vita di una persona, viene ancora imposta una carta verde, per poter stare vicino al proprio caro.

Prospettare, ancora oggi, la morte in solitudine per chi non è provvisto di lasciapassare, equivale, secondo me, a generare discriminazione e compromettere la dignità degli esseri umani.

Queste strutture si stanno trasformando, di conseguenza, in luoghi di segregazione, anziché luoghi di cura.

Ancora adesso ci sono persone che stanno affrontando la malattia e la morte in solitudine e disperazione.

5) I luoghi di culto sono nati per sostenere le persone e non abbandonarle nelle difficoltà. Cosa è successo in realtà?

Anche alcuni luoghi di culto, nei quali eravamo abituati ad essere accolti e condividere la nostra pratica spirituale, sono stati chiusi, lasciando le persone sole con se stesse.

Le persone che afferivano ai gruppi di incontro per la preghiera condivisa, in preda alla paura, si sono rinchiusi sempre di più nelle proprie abitazioni, collegandosi esclusivamente su piattaforme, perdendo il contatto umano, così prezioso nei momenti di difficoltà. .

Il distanziamento sociale si è esteso a macchia d'olio.

Nessuno di noi potrà mai dimenticare quando siamo stati costretti a rimanere chiusi in casa, cosa che ha creato uno shock esistenziale condiviso e globale e ha portato l'intera umanità ad adottare nuovi paradigmi di pensiero.

Si è evidenziata una differenza abissale tra coloro che nella loro vita hanno lasciato spazio principalmente agli aspetti materiali e coloro che hanno dedicato parte del loro tempo alla propria crescita spirituale.

Di fronte a destabilizzazioni di questa portata, ognuno di noi ha reagito e ha continuato a farlo in base alla sua dimensione spirituale.

Molte relazioni sono cambiate: alcuni sono andati allo scontro, altri si sono semplicemente allontanati dopo essere arrivati alla consapevolezza che non c'era più intesa.

Nello stesso tempo sono nate altre relazioni sulla base di affinità di interpretazioni e di pensiero.

Molte persone, a causa delle scelte intraprese, si sono trovate senza lavoro e hanno scoperto, dopo un periodo di angoscia e sofferenza, un potenziale dentro di loro che non conoscevano.

Si sono rimesse in gioco, sfidandosi e hanno intrapreso una nuova strada più consona e creativa della precedente.

Socrate sostiene che:

“Il segreto del cambiamento è concentrare tutta la tua energia non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo”.

“Costruire” è una parola che racchiude forza, coraggio, determinazione, mentre la paura tende ad immobilizzare, paralizzare e si combatte con l'azione.

Ogni situazione dolorosa va a toccare l'anima nel suo profondo e per poter uscire da tanta sofferenza occorre desiderare un cambiamento, che deve avvenire innanzitutto dentro di noi.

Lo studio del Buddismo mi ha fatto riflettere su alcuni concetti chiave, che sono indispensabili per iniziare questo percorso interiore:

- amore incondizionato e cuore puro; il flusso della vita scorre in modo armonioso se sono presenti mentre, se vengono a mancare, si rompe l'equilibrio;

- specchio. Tutto ciò che ci circonda lo è: ambiente, persone, relazioni, situazioni, ogni cosa riflette la nostra immagine. Se cerchiamo di cambiare l'immagine riflessa non otterremo risultati, anzi andremo ad alimentare ulteriormente la nostra sofferenza.

Di conseguenza, quando facciamo il grande passo che ci rende consapevoli che dobbiamo cambiare la concezione di noi stessi, solo allora cambierà il mondo che ci circonda.

Per questo è importante desiderare di purificare il cuore e da lì i pensieri.

6) Dopo aver vissuto tutto questo cosa desideri per te?

Da un anno circa ho smesso di lavorare:

- prima sono stata allontanata in modo coercitivo per la scelta che ho fatto,

- dopo vari tentativi sono riuscita ad usufruire del congedo retribuito, per poter assistere il mio anziano papà di 93 anni,

- tra poche settimane maturerò il tempo per andare in pensione.

Anche se non era così che avevo progettato di terminare la mia vita lavorativa, faccio tesoro di quello che è successo per crescere ulteriormente, approfondendo ogni giorno la mia conoscenza interiore, tenendo saldi i concetti prima citati.

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