Occhio Critico

Occhio Critico

Da diritto formale a diritto reale: unire il dissenso per poter contare.

 

È ancora possibile tutelare i diritti inviolabili, previsti dalla Costituzione, ma attualmente gravemente inapplicati?

La Repubblica – recita l'articolo 2 della Costituzione Italiana- «riconosce» i diritti inviolabili dell’uomo.

Qual è la novità contenuta in questa norma?

I diritti non sono più concepiti come una graziosa concessione del sovrano, un’emanazione del potere proveniente dall’alto. Al contrario, lo Stato prende atto che i diritti già esistono in natura, ne riconosce la “preesistenza” rispetto allo Stato stesso, in quanto appartengono sin dalle origini alla persona in quanto tale, che ne è  titolare fin dalla nascita.

Trovano legittimazione non nel fatto di essere riconosciuti e accettati, ma nel fatto di essere costitutivi della natura dell'uomo, pertanto vengono ritenuti inviolabili.

Logica conseguenza di ciò è che i diritti vanno anche tutelati. Ecco la ragione del secondo verbo contenuto all’articolo 2: la Repubblica riconosce e «garantisce» i diritti fondamentali.

Questa tutela si presenta sotto due forme: da un lato è la Repubblica stessa (come è scritto poi nel successivo articolo 3) a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il libero e concreto esercizio dei diritti; dall’altro lato, si riconosce all’individuo il diritto di ricorrere ad un giudice per la propria tutela (come stabilito dall’articolo).

In quest'epoca i diritti inviolabili sono stati proprio quelli particolarmente disattesi: pensiamo alla libertà di circolazione, compromessa durante la pandemia e successivamente dall'adozione della misura del green pass, alla libertà di espressione delle proprie idee, spesso censurata, se non in linea con la 'verità' raccontata dai media, all'inviolabilità del corpo messa in gioco dal dover sottoporsi a un vaccino sperimentale (meglio definito come terapia genica) per poter continuare a lavorare, viaggiare, visitare i parenti in ospedale o in RSA, talvolta avere accesso a cure e interventi chirurgici, frequentare locali… insomma svolgere le normali attività quotidiane, interdette ai non vaccinati, costretti persino paradossalmente a cercare di ammalarsi per poter sfuggire all'obbligo.

Inoltre i cittadini, "istigati alla paura", sono stati messi gli uni contro gli altri: marito, moglie; genitori, figli; colleghi; amici, che si evitavano o litigavano, perché avevano scelto diversamente rispetto all'-obbligo vaccinale-.

Nell'articolo 2 della Costituzione si afferma che il singolo e la collettività devono imparare a coesistere, per il bene di tutti. Di conseguenza uno Stato che persegue solo l’interesse dell’individuo finisce nel caos e nell’anarchia, così come uno Stato che tutela solo gli interessi pubblici cade nella dittatura.

Tra queste due esigenze la nostra Costituzione cerca un compromesso pragmatico, individuando per ciascun diritto, le ipotesi in cui questo può essere compresso per il bene pubblico.

Ad esempio, si può comprimere la proprietà personale con un’espropriazione, quando sussiste un pubblico interesse. Si può limitare la libertà di circolazione e soggiorno per motivi di sanità o sicurezza pubblica. Ci si può associare liberamente a meno che si tratti di associazioni segrete. Si può professare qualsiasi religione, purché non contraria al buon costume. Ognuno è libero di svolgere un’attività economica, ma questa non può mai essere in contrasto con l’utilità sociale o  arrecare danno alla sicurezza, alla libertà o alla dignità umana. E così via.

Casi eccezionali, che negli ultimi anni, a causa del passaggio da un'emergenza ad un'altra sono diventati normalità, con la conseguenza di scivolare rovinosamente nella "dittatura sanitaria" e presto "climatica".

L'articolo 3 della Costituzione prevede che nessuno possa essere discriminato per sesso, razza, lingua, religione, condizioni personali e sociali, opinioni politiche, ma attualmente si è rotto il paradigma fondamentale dell'eguaglianza formale. Un esempio eclatante è costituito da chi non ha voluto vaccinarsi e ha perso l'uguaglianza. La pandemia però non ha fatto altro che accelerare processi già attivi da parecchio tempo, in relazione alla tensione tra la finanza e il diritto.

Fino agli anni '80 la finanza aveva bisogno del diritto e quindi esso poteva limitarne gli abusi. Ma nel momento in cui il diritto non è più utile alla finanza, essa può farne a meno. Oggi questo bisogno è infatti venuto meno: nella frontiera on-line, luogo in cui si è spostato quasi tutto in occasione della pandemia, il diritto non esiste più.

Anche il Parlamento è stato esautorato, la finta democrazia ha addormentato il popolo, che si è risvegliato nella tirannia, che non rispetta nessuna legge.

Oggi più che mai è necessario uscire dalla logica che ha governato il rapporto tra politica, potere ed economia finora e creare una logica nuova, che costruisca istituzioni politiche democratiche partecipative dal basso, che si occupino di intessere legami collettivi, de-individualizzando le persone e ricostruendo nuove istituzioni, che possano superare l'ideologia.

Mentre alla fine degli anni '80 si trattava di aprire un dialogo tra cattolici e comunisti, oggi non si può neppure più parlare di antinomia politica di destra e sinistra, piuttosto

l'antitesi "è tra una mentalità incentrata sull'io e una che parte invece dal noi".

La contrapposizione Io-Noi è quella tra individualismo e comunità.

L'io è il 'prima io', il mio gruppo, i miei interessi, mentre quanti non partecipano all'io non hanno diritto di esistere.

Una vera apertura al confronto e al dibattito che orienti la politica e chi la pratica, o si candida a praticarla, verso la scelta del noi.

Questa è la sfida che ci attende, che richiede un ritorno alla politica, per potersi organizzare e poter contare, unire il dissenso e ricreare un'agibilità politica, entro i cardini della democrazia, attualmente messi in gioco.

Senza  dimenticare che questi ultimi anni portano un'ulteriore eredità: il risveglio delle coscienze cosi inviso al potere….. privo di natura spirituale illuminata.

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