Psiche e Corpo

Psiche e Corpo

Osteopatia: imparare a porgere l’orecchio.

 Tra sentire e ascoltare c’è un’enorme differenza. Saper ascoltare è una risorsa che abbiamo tutti, purtroppo poco sfruttata. Ascoltare gli altri, ascoltare se stessi e farsi ascoltare. Tutti aspetti del più grande rispetto per noi stessi e per gli altri.

 

Tra ascoltare e sentire c’è un’enorme differenza. Per sentire basta utilizzare l’udito, per ascoltare è necessario porre attenzione, comprendere fatti, opinioni, sentimenti altrui, mettersi nei panni dell’altro e capirne i punti di vista. Detto in modo molto semplice, ma che basta per capire la differenza.

Saper ascoltare è una risorsa che abbiamo tutti, purtroppo poco sfruttata. Se, nel mio lavoro, non ascoltassi quello che ogni singola persona mi vuole raccontare, non sarei capace di migliorare il suo stato di salute, né il suo stato psico-fisico.

Dal mio punto di vista professionale, non ho mai voluto sentire cosa un paziente, quindi una persona, mi racconta, ma ho sempre voluto ascoltare.

Ascoltare è porgere il cuore.

Nella mia esperienza, soprattutto con pazienti anziani, ho notato che ciò di cui le persone, che hanno vissuto molti decenni, hanno necessità è di ridere e di essere ascoltati. Questo non significa solo fare una domanda per impegnare la persona nel parlare, mentre l’osteopata tratta il corpo. Non è così riduttivo questo lavoro, per come lo intendo io. Se fosse così mancherebbe la parte umana, che per me è fondamentale.

Il desiderio di essere ascoltati non è solo delle persone anziane, che hanno molto da insegnarci e dirci e ci raccontano parti di una storia che non abbiamo vissuto, ma è una necessità di ognuno di noi.

E’ alla base della comunicazione tra esseri umani.

A volte, parlando con le persone che si rivolgono a me, mi viene detto che in passato si sono sentite trattate con arroganza, faciloneria, come se le parole dette facessero parte di un copione trito e ritrito, senza dare importanza, senza capire esattamente quanto quel particolare dolore inficiasse la vita quotidiana e la parte emotiva. Ho imparato che non dare importanza all’entità del dolore percepito di una persona, significa sminuirla ed essere arroganti, oltre al fatto di non fare bene il mio lavoro.

Si tende sempre più spesso a incasellare i problemi delle persone con cui interagiamo, come se facessero parte di uno schema. Ma nessuna vita rientra in uno schema e, volerlo fare, significa non avere rispetto per la vita con cui abbiamo a che fare in ogni preciso momento. E’ uno sforzo inizialmente, ma è una maniera di vivere la propria vita in maniera piena e completa.

Se capita di ascoltare senza attenzione, quindi sentire, pur di finire il trattamento e non badare alla persona significa che ci stiamo ritirando dietro a quello che a volte sento dire: non ho tempo di dare retta a tutti i pazienti. Non è così. Questo tipo di ragionamento, o di reazione, nasconde una chiusura nei confronti della vita degli altri. Anche nei confronti di noi stessi, che ci rifugiamo dietro ad arroganza.

Ascoltare un paziente significa dargli il rispetto e la considerazione che ogni persona merita, le stesse cose che a volte pretendiamo dagli altri. Se non parte da noi è difficile ottenere qualcosa che non diamo. Soprattutto di positivo.

Ascoltare significa anche dare attenzione. Non potrei mai non dare attenzione alla persona che si è rivolta a me per stare meglio, altrimenti agirei come un robot, con un protocollo da seguire in maniera asettica. Ci vuole umanità, sempre e ovunque e… uno dei primi indizi che qualifica l’essere veramente umani è quello di ascoltare, dare attenzione, capire il più possibile i limiti e le vittorie dei pazienti e gioirne o dispiacersi con loro. Sentitamente.

Ogni paziente che conosco per me è una scoperta di una vita vissuta, di pensieri sviluppati in base alla sua esperienza, percepire il dolore che lo affligge in ogni sua sfera, da quella corporea a quella mentale.

Ascoltare i miei pazienti mi ha portato a considerare altri punti di vista, così nettamente lontani dal mio modo di essere. Ma utili. Ascoltando si apre un oceano di possibilità, per guardare la realtà di una situazione.

Come osteopata ascolto con le mani. La palpazione degli osteopati è profonda, ma non invasiva. E’ una capacità che si ha e che viene allenata. L’ascolto nel mio lavoro mi porta ad ascoltare non solo una parte del corpo, ma tutto il corpo come unità. Ovviamente è necessaria la conoscenza delle materie inerenti al funzionamento corretto o scorretto dell’organismo per individuare le strutture da correggere e innescare il processo di auto guarigione, che il nostro organismo ha. Personalmente, ogni volta che appoggio le mani su una persona, mi si apre la possibilità di conoscere quella persona, capire gli atteggiamenti posturali come sono stati rielaborati dalla parte emotiva. O il contrario. E’ una conoscenza approfondita. E’ anche una maniera per non considerare la nostra vita divisa in compartimenti slegati tra loro, perché la vita è una sola, unita in tutte le sue parti: salute, lavoro, vita privata, parte emotiva, affettiva, la parte dei legami, ecc.

Quindi chi si rivolge a me comincia ad ascoltare la parte della salute, per trovare delle modificazioni, delle trasformazioni anche negli altri aspetti della sua vita. In seguito le desidera queste trasformazioni.

Ho notato, con dispiacere, che molte persone non si ascoltano, né a livello fisico, né a livello emotivo. Vivono in maniera superficiale e non approfondiscono la loro conoscenza. A volte non è nemmeno una scelta. A volte percepisco rassegnazione per ogni evento della loro vita. La riscoperta di sé, cominciare ad ascoltarsi, è un processo che porta alla consapevolezza di sé, alla voglia di essere ascoltati finalmente.

Credo che l’ascoltarsi sia alla base di ogni tipo di legame sociale rispettoso e che dia sempre risultati positivi e inaspettati. Non è mai troppo tardi per cominciare a farlo.

Mi auguro che sempre più professionisti ascoltino veramente i loro pazienti, considerandoli persone che hanno bisogno di ascolto e comprensione, non considerandoli solo casi clinici, per mettere alla prova la propria capacità professionale.

Altresì mi auguro che sempre più persone pretendano di essere ascoltate, perché è un loro diritto.

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