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di Giovanni Littera
Presidente del Centro Studi Invictus
Quando incontriamo una difficoltà, dobbiamo osservare il vero aspetto di tutti i fenomeni. Talvolta pensiamo che la pratica buddista debba portarci solo esperienze piacevoli, ma si tratta di un’illusione: praticare significa forgiare uno spirito indomito.
Come afferma Shakyamuni: “Il cambiamento non è mai doloroso; è solo la resistenza ad esso a provocare sofferenza.” Il nostro amico filosofo Nicola Donti, presente ai nostri congressi, in una sua lezione ha portato l’esempio dell’aragosta per spiegare il valore della trasformazione: l’aragosta cambia più volte il suo carapace nel corso della vita, un processo doloroso durante il quale, mentre ne ricostruisce uno nuovo, rimane esposta al pericolo.
Perché lo fa, allora? Perché se la sua corazza restasse la stessa, non potrebbe contenere la sua crescita. Allo stesso modo, più cresce la nostra fede e la nostra preghiera diventa profonda e risolutiva, più siamo pronti a lasciare andare ciò che non serve più alla nostra evoluzione spirituale.
Per una crescita personale autentica servono perseveranza, allenamento e, soprattutto, una partecipazione viva alla preghiera e all’approfondimento. Questo è ancora più vero per la crescita spirituale: davanti al Mandala Honzon, sono pienamente presente e partecipo con consapevolezza alla cerimonia dell’aria, con profonda solennità?
Se prego solo nei ritagli di tempo o nei momenti di sconforto, ottengo un sollievo momentaneo, come una goccia d’acqua in uno stagno.
Quello che diamo non sempre ci torna. Ma ciò che diamo è quello che siamo! Per formare uno spirito indomito serve un allenamento costante: è come nutrirsi o dissetarsi.
Quarantasei centimetri separano la mente dal cuore. Il più breve dei viaggi. Ma per coprire quella distanza serve avere coraggio. Essere presenti vuol dire unire mente e cuore. “I desideri terreni sono illuminazione”, ma solo se sei in relazione con il Mandala Honzon.
Il loto bianco che nasce nello stagno melmoso, contiene in sé semi e frutto, non importa dove è nato, né quali sono le condizioni esterne, è lì profumato e fiero e nessuno può fare a meno di notarne la grande bellezza!
Si racconta che un grande guerriero giapponese di nome Nobunaga decise di attaccare il nemico, pur avendo un esercito dieci volte più piccolo. Egli era certo della vittoria, ma i suoi uomini no: il dubbio serpeggiava tra le fila, sottile e velenoso.
Durante il cammino verso la battaglia, Nobunaga si fermò, radunò i suoi soldati e disse:
«Lancerò una moneta.
Se esce testa, vinceremo.
Se esce croce, perderemo.
Il nostro destino è nelle mani del caso.»
Tutti trattennero il fiato mentre la moneta volava in aria.
Testa!
Un’esplosione di fiducia attraversò il campo. I soldati, convinti che il destino fosse dalla loro parte, combatterono con coraggio e vinsero! Come se la vittoria fosse già scritta.
Dopo la battaglia, uno degli assistenti di Nobunaga gli disse:
«Nessuno può cambiare il destino.»
Il guerriero sorrise e gli mostrò la moneta: aveva testa da entrambi i lati!
A volte basta credere davvero, e tutto comincia a muoversi nella direzione giusta.
Che la tua fede sia sempre più forte della tua paura.