Intrecciare canzoni

Intrecciare canzoni

Parole già dette da altri, emozioni vissute e ritrovate, canzoni pensate e risentite, prosa o poesia ... Il suono e lo scritto, come per misteriosi modi di riprendere corpo, fan rivivere vibrazioni, sia uno che l’altro, come pacchetti d’onde che non si smorzano, pur abbandonate in un oceano di segnali.

 

Fino a qualche tempo fa i nostri nonni dedicavano parte del loro tempo a realizzare gli oggetti di cui avevano bisogno, tanto in casa come nelle campagne, e tra questi vi erano i cestini di varie dimensioni.

Intrecciavano a mano rami più robusti con rami più sottili e flessibili.

Mi ritrovo adesso nonno senza quella capacità e senza quel materiale.

Provo però lo stesso a creare un mio cestino. Una specie di gioco che si può fare a tutte le età, quando il tempo ci regala momenti di solitudine in compagnia di riflessioni su ricordi passati, con emozioni provate, e su proiezioni al futuro, con speranze e determinazioni.

Per  intrecciare questo ipotetico cestino, ritaglio frasi dai testi di due grandi autori: Pierangelo Bertoli e Giorgio Gaber. I testi di poesia, diventati canzone alle quali penso, non perdono forza se riportati in prosa, riacquistano invece potenza ed attualità.

Voglio utilizzare“Eppure Soffia”, del 1976 di Pierangelo Bertoli, e “Se ci fosse un uomo” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, del 1999.

Gli autori.

Di Giorgio, cantautore, commediografo, attore, cabarettista, chitarrista e registra teatrale, si dice che lo stato di salute fosse cagionevole: durante l’infanzia si ammalò due volte di poliomelite. Il primo attacco, occorsogli verso gli otto-nove anni, colpì il braccio sinistro e gli procurò una lieve paralisi alla mano. Il padre gli regalò una chitarra affinché esercitasse le dita con piacere, non come una costrizione. Approfittando del fatto che il fratello la sapeva già suonare, anche Giorgio imparò a usare lo strumento. L'idea diede buoni risultati, sia sotto l'aspetto medico che artistico. Da adulto, Gaber dirà: “Tutta la mia carriera nasce da questa malattia”.

Anche Pierangelo, cantautore italiano, considerato un vero e proprio "cantastorie” fu colpito a dieci mesi da una forma di poliomelite grave, che lo privò della funzionalità degli arti inferiori e lo costrinse a vivere muovendosi su una sedia a rotelle.

La passione musicale del giovanissimo Pierangelo venne influenzata dal ruolo decisivo ricoperto dal fratello e dal gruppo musicale di quest'ultimo, che all'inizio degli anni sessanta si riuniva proprio nella cantina di casa Bertoli per suonare insieme.

Si dice che Pierangelo non possedesse alcuna nozione di strumenti musicali e tecniche interpretative. Compiuti venticinque anni, alcuni amici gli prestarono una vecchia chitarra e in pochi mesi lui imparò a suonarla, tanto che di lì a poco la chitarra divenne il suo strumento di riferimento.

Parole di rabbia, pensieri d'amore, identificano le sue produzioni, come ricorda il figlio Alberto con una raccolta postuma dei suoi brani.

I testi (le mie fascine di frasi)

I testi di poesia, come dicevo, diventati canzone, non perdono forza se riportati in prosa, riacquistano invece potenza e attualità.

Pierangelo:

  • E l'acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi. La chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi. Uccelli che volano a stento, malati di morte. Il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte

Un'isola intera ha trovato nel mare una tomba. Il falso progresso ha voluto provare una bomba. Poi, pioggia che toglie la sete alla terra che è viva, invece le porta la morte perché è radioattiva

Eppure il vento soffia ancora, spruzza l'acqua alle navi sulla prora  e sussurra canzoni tra le foglie e bacia i fiori, li bacia e non li coglie

Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale, ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale. Ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario ... copriranno di fango persino i pianeti. Vorranno inquinare le stelle, la guerra tra i soli.

I crimini contro la vita li chiamano errori.

Eppure il vento soffia ancora, ... sfiora le campagne, accarezza sui fianchi le montagne e scompiglia le donne fra i capelli.
...

Giorgio (e Sandro):

  • Se ci fosse un uomo, un uomo nuovo e forte, forte nel guardare sorridente, la sua oscura realtà del presente.

... forte di una tendenza senza nome, se non quella di umana elevazione, forte come una vita che é in attesa di una rinascita improvvisa.
... un uomo generoso e forte, forte nel gestire ciò che ha intorno senza intaccare il suo equilibrio interno, forte nell'odiare l'arroganza di chi esibisce una falsa coscienza, forte nel custodire con impegno la parte più viva del suo sogno, se ci fosse un uomo.

Questo nostro mondo ormai è impazzito e diventa sempre più volgare popolato da un assurdo mito
che è il potere.

Questo nostro mondo è avido e incapace, sempre in corsa e sempre più infelice, popolato da un bisogno estremo e da una smania vuota che sarebbe vita.

Se ci fosse un uomo ... allora si potrebbe immaginare un umanesimo nuovo con la speranza di veder morire questo nostro medioevo, col desiderio che in una terra sconosciuta ci sia di nuovo l'uomo al centro della vita.

Allora si potrebbe immaginare un neo rinascimento, un individuo tutto da inventare in continuo movimento.

Con la certezza che in un futuro non lontano al centro della vita ci sia di nuovo l'uomo ... affascinato da uno spazio vuoto che va ancora popolato.

Popolato da corpi e da anime gioiose che sanno entrare di slancio nel cuore delle cose.

Popolato di fervore e di gente innamorata ma che crede all'amore come una cosa concreta. Popolato da un uomo che ha scelto il suo cammino senza gesti clamorosi per sentirsi qualcuno.

Popolato da chi vive senza alcuna ipocrisia col rispetto di se stesso e della propria pulizia.

Uno spazio vuoto ... Popolato da chi crede nell' individualismo ma combatte con forza qualsiasi forma di egoismo.

Popolato da chi odia il potere e i suoi eccessi ma che apprezza un potere esercitato su se stessi.

Popolato da chi ignora il passato e il futuro e che inizia la sua storia dal punto zero

Uno spazio vuoto che va ancora popolato ... da chi é certo che la donna e l'uomo siano il grande motore del cammino umano.

Popolato da un bisogno che diventa l'espressione di un gran senso religioso ma non di religione.

Popolato da chi crede in una fede sconosciuta dov'é la morte che scompare quando appare la vita.

...

Il gioco

Intrecciare canzoni per immaginare cosa mi direbbero questi due artisti oggi, considerata l’esperienza procurata dal Covid-19, come due fratelli maggiori.

Pierangelo, con lo sprone poetico alla speranza che trasforma la qualità della rabbia, ribadirebbe con ancora più forza il coraggio di supportare una fede di rinascita con il suo vento che soffia ancora ... e sussurra canzoni tra le foglie e bacia i fiori, li bacia e non li coglie ...

Ma più ancora Giorgio, che dopo aver descritto le qualità dell’uomo che ci vorrebbe, penso che dopo la fede di crederci, mi spronerebbe al coraggio di agire nell’immaginare un umanesimo nuovo con la speranza di veder morire questo nostro medioevo... immaginare un neo rinascimento...dicendomi, anche lui: “puoi essere tu quell’uomo”.

Ecco, il cestino così intrecciato nella mia mente mi porta a concludere, con parole dette da altri: “Anche tu puoi cambiare il mondo”. 

https://youtu.be/txjbEXCeGB4

https://youtu.be/JnjDgG1KeuE 

 

 

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