L’uomo in cerca di senso: uno psicologo nei lager

L’uomo in cerca di senso: uno psicologo nei lager

Dalla testimonianza di Victor Frankl, psichiatra sopravvissuto all’inferno dei campi di concentra-mento, un inno alla libertà e sacralità dello spirito umano. Quando tutto è perduto, il passato è spazzato via e il futuro appare non esistere, la forza dell’anima umana diventa la chiave per so-pravvivere.

 

Dalla prima edizione nel 1946 a oggi, le pagine scritte dal neurologo e psichiatra austriaco hanno visto numerose pubblicazioni in tutto il mondo. L’opera di Frankl non solo si aggiunge alle molte testimonianze di sopravvissuti ai campi di concentramento, ma rimane una preziosa fonte d’ispirazione come esempio della grandezza dell’animo umano. I tre anni vissuti, prima ad Auschwitz e poi in altri tre diversi lager, sono divenuti il fondamento spirituale della ‘logoterapia’, o terapia del significato, ideata da Frankl.

Il prigioniero del lager si trova davanti a un destino da cui non può fuggire, spogliato del passato, della propria identità sociale, circondato da sofferenza, crudeltà e morte nel presente e con un futuro quasi inesistente. L’uomo è lasciato senza altra arma, se non la sua essenza di essere umano, a fronteggiare un destino indicibile. L’unica possibilità che ha di rimanere umano è conservare la propria libertà spirituale, una libertà che niente e nessuno può rubargli.

Dostoevskij disse: “Temo una cosa sola: di non essere degno del mio tormento”. Di fronte a grandi sofferenze, il pericolo è la svalorizzazione della realtà, perdere il fine, cioè lo scopo  del vivere il presente. Come ci ricorda Nietzsche, “Chi ha un perché nella vita sopporta quasi ogni come”.  Abbiamo quindi bisogno di un ‘perché’, di un obiettivo, di un sogno per valicare le montagne delle difficoltà. Come facciamo a trovare un senso in situazioni apparentemente senza via d’uscita? Quando ci sentiamo impotenti la sofferenza può essere così intensa da offuscare il barlume di un futuro migliore. Proprio in quei momenti in cui ci sentiamo abbandonati dalla vita, ciò che ci può salvare è un cambiamento di rotta. Invece di piangere perché la vita non ci dà quello che vogliamo, proviamo a chiederci: cosa vuole la vita da me? La mia vita, cosa vuole che io viva?

Nelle prove che affrontiamo la vita ci interroga e noi non abbiamo altra scelta che  rispondere. Ogni essere umano, ognuno di noi  è unico e insostituibile e responsabile della  sua risposta agli interrogativi che la sua vita gli pone. Quella sofferenza è il suo compito, unico in tutto l’universo e solo lui può assolverlo. Lì si trova il ‘perché’ e quindi si può accettare il ‘come’. Il motto  di Frankl era: «Vivi come se tu stessi vivendo per la seconda volta e come se la prima avessi sbagliato così tanto da non poter sbagliare ora!». Ed ecco che la peggiore delle difficoltà diventa la nostra seconda occasione. Saper rispondere al nostro destino diviene la nostra offerta alla vita.

Bibliografia

Frankl, V.E. (2017) L’uomo in cerca di senso: uno psicologo nei lager e altri scritti inediti. Franco Angeli: Milano

Commenti offerti da CComment