Lettera d’amore per il pianeta.

Lettera d’amore per il pianeta.

Il Pianeta, un verso. Una mia poesia ci conduce a riconsiderare la nostra presenza sulla Terra, il nostro stare nel mondo consapevoli della sua ricchezza.. Il libro fotografico: “Genesi”, di Sebastião Salgado ci accompagna con occhio sensibile al rispetto della biodiversità e delle differenti culture dei Popoli che abitano i territori, “proteggendo e conservando”. L’invito è prendersene cura.

 

La pioggia è buona

La terra maltrattata

Può tornare foresta

Gravida di radici

Così avviene la germinazione

Segreta o coi movimenti

Della crosta

Iniziale dimora dello spirito

Silvestre di bellezza

Le età custodite nelle rocce

Rosa oro grigio ocra il colore

Nell’avvicendarsi di buio e luce

Noi un solco di migrazioni

Mentre dal nucleo incandescente

L’eterna gioia prossima

Ravviva con voce fugace

Il  suo moto celeste.

 

Un paio di mesi dopo che ho scritto questa poesia,  ho ricevuto in regalo il libro “Genesi” di Sebastião Salgado,(2013, Taschen) , uno dei fotografi più sensibili e attenti  alla vita umana  e a quella della natura.

E’ un’opera di 517 fotografie, che lo ha impegnato in una spedizione durata  8 anni alla scoperta  di montagne, deserti, oceani, animali e popolazioni che si sono sottratti al contatto  con la cosiddetta società civile, una terra e una vita incontaminate, che continuano a vivere con le loro tradizioni, fondate sull’equilibrio di un adattamento continuo con le risorse e le forze degli elementi naturali.

Nella seconda di copertina ci ricorda che “Dobbiamo proteggere e conservare ciò che esiste” e, con questa dedizione, ci accompagna alla scoperta  del Sud del Pianeta, di Santuari, dell’Africa, delle terre del nord, dell’Amazzonia e del Pantanal, organizzando così il materiale fotografico in 5 capitoli.

Quest’opera dalla bellezza straordinaria, come è estrema la bellezza del mondo,  orienta l’ascolto  a risuonare con quanto il pianeta sia impegnato a coinvolgerci. I suoi echi di coesistenza ci inducono  a fare sempre ritorno all’interdipendenza, che ci pone in vita, che preserva la vita.

Il nostro impulso creativo nasce da questo scambio di reciproco rispetto con quanto la natura ci offre, ci direziona verso quanto va costruito, conoscendone il logos e prendendosene cura.

Creare il nostro stare nel mondo, consapevoli della ricchezza data a tutti, che non conosce discriminazione.

Costruire la nostra vita comunitaria con sensibilità a ciò che non può essere sfruttato, desertificato, inquinato, se non rischiando la nostra stessa sopravvivenza.

Il riconoscimento delle varie tradizioni economiche, culturali, sociali e dei differenti saperi, crea quella diversità di sviluppo che più si avvicina al vivere nella pace, nella libertà e ci rende meno vulnerabili e precari.

Ma oggi si è manifestato qualcosa di pericoloso per la nostra specie.

Una visione del mondo che ha perso di vista la distinzione tra ciò che è superiore e ciò che è inferiore. Una omologazione del pensiero e una massificazione delle scelte, ci hanno fatto perdere l’armonia con ogni fenomeno della natura e dell’universo, ponendo questo nostro passaggio sulla via dell’estinzione.

Non ce ne siamo accorti, eppure l’essere umano può attingere dentro di sé, a quella forza spirituale che lo caratterizza insieme al suo corpo, alle sue azioni e tornare ad apprendere per risonanza.

Gli obiettivi di una modernità alla ricerca di benessere, basati sul consumo selvaggio delle risorse naturali, ci hanno indotto ad aprire gli occhi sui limiti di questo modello, responsabile di povertà e guerre.

E’ possibile che quello che stiamo vivendo ci orienti a costruire una nuova epoca, se il nostro impegno a trasformare quello che abbiamo scritto finora, sia dettato  da una visione dell’umanità e del mondo meno antropocentrica e materialista; se siamo disposti a tornare ad evolverci, riconoscendo che la vera ricchezza consiste in una crescita che riconosca la dignità di ogni forma di vita e la connessione con la sua molteplicità.

Continuo a credere che la grande rivoluzione che ci attende è quella di riconoscerci come umanità, che condivide un destino comune  e che le scelte di ognuno possano esprimere la forte appartenenza a questa comunità umana e naturale, così fragile, ma così capace di solidarietà e condivisione. Allora potremo coltivare ciò che è andato distrutto.

Si, ancora credo:

Nell’avvicendarsi di buio e luce

Noi un solco di migrazioni

Mentre dal nucleo incandescente

L’eterna gioia prossima

Ravviva con voce fugace

Il  suo moto celeste.

 

Bibliografia

Sebastião Salgado,(2013, Taschen) 

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