Ripensare le attività commerciali in tempo di COVID-19

Ripensare le attività commerciali in tempo di COVID-19

Dialogo con: Roberto Poggetti. Sono molte le imprese che hanno risentito delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da COVID-19. I proprietari delle attività commerciali hanno dovuto ripen-sare il proprio business, adattandolo alle esigenze di un mercato improvvisamente mutato.

 

Il lockdown ha creato non poche difficoltà per le attività commerciali.

Che tipo di problemi sono sorti con la tua attività imprenditoriale?

Premetto che la mia azienda è nata nel ’57, portata avanti dai miei genitori e da mia nonna, siamo quindi alla terza generazione. Siamo tre fratelli, uno dei quali ha un'agenzia di viaggi e mia moglie.

Io, un fratello e mia moglie gestiamo un ristorante street food con barca da pesca e stabilimento balneare. 

In questo momento storico è stato fondamentale il lavoro che dal 2003 avevamo intrapreso, facendoci affiancare da un’analista contabile, che  ha letteralmente spulciato i conti per trovare le debolezze e trasformarle in punti di forza.

Proprio perché siamo prevalentemente un azienda familiare, avevamo sempre considerato il lavoro dalla nostra prospettiva; cosa giusta che, però, con la crescita della società, sia sociale, che economica, andava rivista.

Già nel 2008, con la crisi economica, la scelta è stata di investire, piuttosto che contrarci e non abbiamo di fatto sentito quella crisi.

Alla fine del 2019 eravamo proiettati a raggiungere obiettivi di fatturato, che erano triplicati dal 2003.

All’inizio del 2020 abbiamo subito la chiusura forzata per il Covid-19, ci siamo rimboccati le maniche e siamo ripartiti con tutte le incertezze, ma anche con tutta l’esperienza passata.

Alla chiusura completa l’11 marzo, prima di tutto abbiamo dovuto organizzarci, con le notizie che cambiavano giornalmente, in base all’emergenza sanitaria, presente soprattutto nel Nord Italia.

Abbiamo deciso fin da subito, vista la gravità della situazione, di recuperare liquidità per pagare mese, per mese i dipendenti in cassa integrazione e i fornitori, di cui avevamo già consumato i beni, che ci erano stati fatturati.

Una volta predisposto tutto, abbiamo cominciato a pensare come far ripartire l’azienda nella fase di lockdown.

Quali sono state le iniziative intraprese sul piano familiare, imprenditoriale e con la vostra comunità?

Passato il periodo pasquale, considerato il fatto che di salute stavamo bene, abbiamo riattivato la barca da pesca, comprata nel 2010, acquisto che nel 2008 ci aveva permesso di non sentire la crisi e che nel giro di cinque anni avevamo completamente ripagato, facendoci aumentare il lavoro sia della pesca, che del ristorante.

Avevamo partecipato, proprio per la completezza della filiera a Km0 dell’azienda, a vari programmi televisivi e telegiornali: TG5, Masterchef , Magazine, Linea Blu alla Rai ed altri.

Abbiamo poi cominciato a fare la vendita porta a porta del nostro pescato e, quando era abbondante e non avevamo richiesta sufficiente al dettaglio, grazie a un accordo con una Cooperativa di Livorno, che vende all’asta, portavamo e vendevamo lì il pescato giornaliero. Così facendo, tutti i giorni non avevamo invenduto. Durante l’emergenza abbiamo ulteriormente sviluppato e incrementato questo canale di distribuzione.

Come avete fatto a coinvolgere tutti nel vostro progetto?

 

E’ stato facile essendo un’azienda familiare: tutti i giorni a tavola ci confrontavamo sul da farsi.

Per quanto riguarda i dipendenti ho continuato a fare riunioni giornaliere con tutti o personalmente, per coinvolgerli in un lavoro, che già da una decina di anni ha trasformato i dipendenti in imprenditori. Perché al giorno d’oggi le scelte di un singolo, in qualsiasi campo o gruppo di persone, coinvolgono tutti gli altri.

Vi farei  un esempio, che è quello che faccio sempre ai miei dipendenti per responsabilizzarli:

“Se un cuoco sbaglia un piatto, il cliente non dice che ha sbagliato Roberto, ma che nel mio ristorante si mangia male, coinvolgendo in questa esperienza negativa tutto il team. 

Nonostante il cuoco abbia sbagliato, diventa importante il contatto del cameriere con i clienti, per cercare di recuperare. Così facendo diventiamo vincenti”.

Pregi e difetti del vostro progetto imprenditoriale e comunitario ( territorio)

Qual è, ad oggi, il progetto a breve, medio e lungo termine che avete realizzato?

 

Iniziamo dai difetti che sono meno e legati al tipo di attività.

I rapporti familiari talvolta si mescolano con quelli imprenditoriali, ma una volta che si individuano e ci si lavora sopra per migliorarli, diventano una vera forza inarrestabile.

I pregi sono meno visibili a breve termine, perché sono sempre in divenire.

Quello che ci ha accompagnato sempre è la convinzione con cui portiamo avanti quello che decidiamo di fare. Possono anche essere idee sbagliate quelle che mettiamo in campo, ma possiamo sempre aggiustare il tiro.

Se ci soffermiamo a considerare tutti gli aspetti di quello che facciamo e non ci muoviamo,  diventiamo spettatori.

Inoltre è stato importante il rapporto con il Sindaco della mia città. 

Attivo e attento ai bisogni della comunità e a quella imprenditoriale fin da subito. Con lui abbiamo scambiato opinioni e idee, per scegliere soluzioni legate a problematiche del mio settore.

Per il progetto a lungo termine nulla è cambiato, insieme alla mia famiglia e all’analista lo abbiamo soltanto rimodulato, per far fronte alla situazione che stiamo vivendo e rinviato a una data forse un po’più lontana.

Il progetto con il sindaco riguardava la gestione delle spiagge libere che, all’inizio della pandemia, sembrava presentare problemi di non facile risoluzione.

Io e altri tre imprenditori ci siamo confrontati con tutti gli altri proprietari degli stabilimenti balneari e, dopo varie riunioni, abbiamo messo in piedi un progetto che prevedeva un piccolo ampliamento delle spiagge libere. La parte ampliata era da gestire e mettere in sicurezza, comportando una donazione di 40.000,00€.

Il sindaco nel frattempo aveva ricevuto altri progetti da altri soggetti locali, organizzati in cooperative o in gruppi giovanili di partiti politici, che si offrivano di gestire le spiagge libere.

Le riunioni della nostra categoria a volte erano molto infuocate, sia a causa del momento storico, sia perché, oltre alla perdita del lavoro, ci confrontavamo sull’offrire una somma di denaro per la comunità. Sono tuttavia state proficue, in quanto ci hanno permesso di unirci come categoria e di affrontare problematiche nuove, come la fondazione di un consorzio.

Per quanto riguarda l’impresa familiare, abbiamo rimodulato gli obiettivi lavorativi di fine anno. Le cifre si sono abbassate molto, perché la chiusura completa è stata imposta nel periodo dell’anno in cui noi generalmente realizziamo un terzo del fatturato. Credo che se non avessimo fatto le scelte giuste avremmo potuto registrare una perdita ancora maggiore. Inoltre, affrontare insieme questo momento così critico, ci ha reso più uniti e ci ha permesso di sviluppare una convinzione personale più salda.

 

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