Come gocce nell’oceano: dire la verità per liberare sia l’oppresso che l’oppressore

Come gocce nell’oceano: dire la verità per liberare sia l’oppresso che l’oppressore

Dal film Cloud Atlas, la storia di Sonmi in una Seul del futuro ripropone la dinamica schiavo – padrone insita nella storia dell’umanità. Spezzare le catene che tengono prigionieri sia gli oppressi che gli oppressori richiede consapevolezza e coraggio. Divenire consapevoli della propria sottomissione e avere il coraggio di agire per amore della verità e della gente sono le due fasi necessarie per divenire veramente liberi.

Siamo esseri immortali. Ognuno di noi nasce e muore innumerevoli volte, in un ciclo di vita eterno. Le azioni che compiamo, i nostri gesti e, più che mai, le nostre scelte decidono la nostra evoluzione. Questo il messaggio potente di un film dal cast eccezionale, Cloud Atlas, diretto dalle sorelle Wachowsky e Tom Tykwer.

Sei storie ambientate in epoche e luoghi diversi ma unite da un tema comune: ci ritroviamo con le stesse persone a cavalcare la dialettica che ha caratterizzato la storia dell’umanità. Oppressori e oppressi, schiavi e padroni, vittime e carnefici. Quale scelta è davvero liberatoria?  Tralasciando le ovvie sorti degli oppressori, ricoprire il ruolo di vittime in questa dinamica non garantisce la nostra evoluzione. Solo chi dedica la propria vita a liberare gli oppressi per amore della giustizia, della verità e della gente, elevandosi al di sopra dell’odio e del rancore, è davvero libero.  Questa è la scelta che permette a tutti di rompere le catene. Significa uscire dalla logica di separazione tra noi e gli altri e offrire anche a chi è oppressore la possibilità di uscire da una dinamica in cui tutti, sia la vittima che il carnefice, sono schiavi.

Una storia d’amore e di liberazione: Sonmi 451

Neo Seul, 2144. Siamo in un mondo in cui la filosofia neo-liberista ha raggiunto il suo apice. La vecchia capitale è sommersa dalle acque e la nuova è ormai teatro di un regime totalitario, l’Unanimità. In questa società dove a dominare è il pensiero unico, il consumismo è divenuto religione, il tempio è il fast food Papa Song e le sue vestali, gli Artifici, ragazze clonate in laboratorio e istruite dal Primo Catechismo “Onora il tuo consumatore”. Le ragazze, vere e proprie schiave, senza alcun diritto e tenute nella più totale ignoranza, accettano di buon grado la loro sorte. Fanno ciò che è giusto. Dopo dodici anni di servizio potranno finalmente lasciare Papa Song e assurgere “lassù con i consumatori”. In realtà, ma questo si scopre solo più avanti, vengono uccise e i loro corpi sono riciclati.

Sonmi - 451 e Yoona- 939 sono amiche ma, mentre Sonmi appare totalmente inconsapevole, Yoona ha un carattere più intraprendente e inizia a instillare nella più arrendevole compagna la scintilla della trasgressione. Insieme guardano una scena di un film, rischiando la morte, perché avere un cellulare e ottenere informazioni esterne è proibito. “Non sarò mai soggetto a maltrattamenti criminali”. Un’unica scena. Una sola frase. Un richiamo alla libertà. Questo seme apparentemente piccolo e insignificante si trasforma in ribellione quando Yoona, molestata da uno dei consumatori, reagisce e viene uccisa all’istante.

Durante la notte, Sonmi viene liberata da un generale delle forze dell’Unione, l’organizzazione dei ribelli. Il loro obiettivo non è tanto rovesciare il regime tramite la lotta armata, ma risvegliare la gente attraverso le parole di una ragazza che si trova all’ultimo gradino della scala sociale, una servente creata per onorare i suoi padroni e non farsi domande. Il generale e Sonmi si innamorano, immemori del legame eterno che li unisce e che già li aveva visti insieme nella lotta contro la schiavitù nell’America del XIX secolo, in cui entrambi avevano rinunciato alla ricchezza e ai privilegi per unirsi al movimento di liberazione. Il compito di Sonmi è sviluppare il libero arbitrio. Risvegliarsi e lasciare la sua testimonianza per gli umani del presente e del futuro. Compito non facile per un essere creato in laboratorio e programmato per servire gli altri. Solo quando, con i suoi occhi, è testimone del destino riservato alle sue compagne, uccise e riciclate, comprende la falsità e l’ingiustizia del regime dell’Unanimità. Andando incontro a morte certa, Sonmi pronuncia il suo discorso da trasmettere al mondo e ai posteri, mentre il generale e gli altri ribelli sono uccisi dalle forze del regime:

Essere significa essere percepiti.

E così conoscere te stesso

è possibile solo attraverso gli occhi dell’altro.

La natura delle nostre vite immortali

è  nelle conseguenze delle nostre parole e azioni

che continuano attraverso il tempo.

La nostra vita non è nostra.

Da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti.

E da ogni crimine e da ogni gentilezza,

generiamo il nostro futuro.

Un elogio al principio di non separazione, all’eternità della vita e all’importanza delle scelte che ognuno di noi compie. Libero arbitrio. Parole semplici ma potenti, se pronunciate da una creatura programmata per essere priva di tale volontà. Parole che mettono in crisi un intero sistema, un ordine precostituito che non può tollerare la minima messa in discussione dei principi di obbedienza e unanimità su cui regge tutto il suo impianto. Un regime dove regna un unico pensiero, ma vige la separazione tra le vite umane che ne fanno parte. Un sistema che può crollare davanti alla verità che io e te, noi e gli altri siamo Uno.

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Dialettica schiavo – padrone: una lezione attuale

Sappiamo dai giornali e dai rapporti delle organizzazioni umanitarie che esistono ancora varie forme di schiavitù. Leggiamo indignati notizie di maltrattamenti sui bambini, commercio di organi o sulla condizione di sottomissione delle donne in alcuni paesi. Il nostro mondo occidentale, democratico, ci sembra così lontano dalle realtà dei bambini soldato o delle donne infibulate. Abbiamo una Costituzione esemplare in cui si dichiara all’art. 3 che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Una Costituzione che parla di “pieno sviluppo della persona umana” è l’apice dei principi democratici di uguaglianza e partecipazione attiva. Ma qui si va oltre. Si parla di liberare il potenziale innato di ogni persona e di permetterne il pieno sviluppo. Quindi, non solo libertà giuridica ma anche interiore, come esseri umani. Libertà di scegliere, di pensare e agire, nel rispetto delle libertà altrui.

La domanda che mi sorge spontanea è: siamo veramente liberi di pensare, scegliere e agire senza condizionamenti? Tralasciando i condizionamenti interni, che ognuno di noi ha, esistono forze esterne di cui non siamo sempre consapevoli e che accettiamo senza farci troppe domande, magari lamentandoci, ma  senza fare niente?

Veniamo alla luce respirando l’aria dell’ideologia del consumismo, attraverso la pubblicità e i vari media. Possedere un determinato prodotto, auto o cellulare che sia, è ormai associato nella nostra mente a quel particolare tipo di uomo, donna o famiglia che noi desideriamo essere. Come se possedere un oggetto fosse equivalente a possedere valorizzate qualità interiori quali il coraggio, la forza, la libertà, il successo e la felicità. Ne siamo sì consapevoli, dei giochi dei media, ma ne siamo veramente immuni?

Con la rapida diffusione dell’impero digitale, siamo noi stessi a offrire volontariamente informazioni sulle nostre preferenze, interessi, convinzioni religiose, idee politiche e orientamento sessuale. Ci troviamo a vivere una realtà in cui chi è in possesso di questi dati ha in mano anche un potenziale potere di controllo e di indirizzo delle opinioni e delle preferenze dei cittadini.

“Preoccupa però, soprattutto”, come avvisa il filosofo e accademico Remo Bodei (2019) “il possibile impiego dell’Intelligenza Artificiale e dei big data da parte di opachi poteri militari, finanziari o politici, che si servono di informazioni e algoritmi segreti per manipolare l’opinione pubblica, per spiare potenzialmente tutti i cittadini, per influenzare le elezioni e per favorire gli interessi di ristrette oligarchie, sottratte alla visibilità e al legittimo controllo da parte della comunità”.

Troppo complottista? E che pensare allora della situazione attuale di una democrazia rovesciata, in cui i comuni cittadini sono ‘profilati’ e in trasparenza, mentre chi è al potere non sempre agisce completamente alla luce del sole? Già nel 1984, in un famoso articolo apparso su La Stampa, il giurista e filosofo torinese Norberto Bobbio parlava di ‘potere sotterraneo’, una rete di persone ai vertici della società, politici, funzionari, esponenti dell’alta finanza che vanno a formare un secondo Stato, dietro le quinte dello Stato democratico, visibile a tutti.

Nella democrazia è il popolo a essere sovrano e sempre il popolo ha il diritto di controllare l’operato di chi governa e prende le decisioni che influenzano la vita di tutti. Da qui l’esigenza di un’azione di governo esercitata nella massima trasparenza. In uno stato autocratico, dittatoriale, avviene l’opposto. Chi è al potere cerca di sapere il più possibile sui sudditi, in modo da poterli controllare e sedare eventuali focolai di rivolta. Il dittatore prende le sue decisioni in segreto, insieme a una cerchia ristretta di collaboratori.

La domanda che lascio al lettore è: quanto nella democrazia occidentale le decisioni dei governi democratici e, pertanto, trasparenti e visibili, sono influenzate da coloro che governano nell’ombra, tramite il potere economico? É così lontana da noi la dittatura di un potere economico che muove le sue fila dietro le quinte mentre, grazie ai big data, sa sempre di più su ognuno di noi?

Come nella storia di Sonmi, dal film Cloud Atlas, il primo passo per uscire dalla dinamica oppressi – oppressori è innanzitutto risvegliarsi a tale realtà. La seconda fase è dire la verità sfidando il sistema e liberando così sia le vittime che i carnefici. All’affermazione del suo persecutore “Siete solo gocce nell’oceano”, Sonmi risponde “Una goccia nell’oceano? Forse. Ma l’oceano è un insieme di gocce”.

Bibliografia

Bodei, Remo (2019) Dominio e sottomissione. Schiavi, animali, macchine, Intelligenza Artificiale. Il Mulino: Bologna

Bobbio, Norberto (1984) Dibattito sulla democrazia italiana. Il potere in maschera, in La Stampa, 21 agosto 1984

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