La libertà è partecipazione

La libertà è partecipazione

I momenti più vicini al buio più nero sono quelli in cui possiamo far emergere una nuova consapevolezza. Il cambiamento è già nell’aria. Riuscire a cogliere questa sfida farà di noi i pionieri di un nuovo umanesimo.

 

Che ne è della nostra Costituzione?

Parlare della Costituzione è parlare di un sogno che si è realizzato.

Parlare dei suoi articoli, significa che chi ha lottato per essa ha creduto che l’essere umano vuole vivere nella pace e poter realizzare una vita in cui non esiste solo paura, sospetto, odio e sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Ha avuto fede nel bisogno profondo di ognuno di essere comunità, di fare comunità per sentirsi parte del tutto.

Appassioniamoci alla sua lettura e conosciamola, perché i suoi pregi straordinari ci indicano la via di costante autoriforma e di contributo partecipativo  alla collettività.  

Ma all’improvviso, con la comparsa  del virus, ci siamo ritrovati disorientati, smarriti di fronte alla perdita delle nostre libertà quotidiane, fondate per l’appunto sulla Costituzione.

Oggi ci troviamo in una società più pericolosa, proprio in virtù delle sospensioni dei diritti sanciti.

Ma andiamo per gradi.

L’articolo 2 dichiara che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

All’articolo 3, comma 2  sancisce che “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

La Costituzione italiana riconosce le libertà stabilite, non le consente e non si possono sospendere con Dpcm o D.L.

La giustificazione, che ne è stata data dalla stampa ufficiale è stata quella che in un'emergenza sanitaria di tale entità, il Capo del Governo può prendere decisioni urgenti e farle rispettare, non consultando il Parlamento. Ricordiamo che la Costituzione all’art. 78 stabilisce che l’unico stato d’emergenza, attraverso il quale dare al Governo poteri straordinari e deroghe costituzionali, non è uno stato di presunta emergenza sanitaria, ma uno stato di guerra.

E in uno stato di guerra, l’altro diventa il nemico.

L’inquietudine di poter essere contagiati, il senso di colpa di poter contagiare, la paura della morte, ci hanno indotto ad accettare, come risposta all’emergenza sanitaria, soluzioni che limitano la nostra libertà personale e lo  stare con gli altri, l’andare al lavoro, a teatro, senza poter verificare la validità e le proporzioni delle limitazioni richieste.

Nel tempo la situazione ha ristretto ogni nostra azione e parola e ha stabilito uno stato di controllo dei nostri comportamenti e spostamenti.

La chiusura, di cui siamo stati oggetto, inizia ad avere i suoi effetti, che vanno nella direzione di una maggiore fragilità individuale e sociale.

La possibilità ridotta di movimento e di potersi vedere, tagliano fuori l’azione e la possibilità di potercela fare, creando un senso di impotenza generale.  

Non perdiamo il desiderio del nostro corpo di stare vicino agli altri, definito strumentalmente: assembramento, dettato forse dalla preoccupazione di chi oggi deve garantire l’ordine,  in cui non è consentito esprimere  preoccupazioni e opinioni divergenti,  su quanto sta succedendo.

A ricordarcelo ci sono droni ed elicotteri che sorvolano il cielo di questo Paese.

Eppure l’art.21, sempre della nostra Costituzione, afferma che “ogni individuo è libero di professare il proprio pensiero, con la parola, con lo scritto e con ogni altro mezzo di comunicazione”.

Qui è necessario fare riferimento a come gli organi di informazioni ufficiali abbiano garantito la conoscenza dei fatti, quali  informazioni dare e quali limitare, con una vera e propria azione di contenimento di notizie rispetto a quanto stava accadendo a livello sanitario, economico, sociale. Questo non può che portarci a una omologazione delle nostre riflessioni, a una adesione poco critica, senza la possibilità di avere un’informazione più ampia possibile. Pensiamo solo alla costituzione di una task force sulle fake news, attraverso la quale vi è un tentativo di limitare quella informazione libera e indipendente, basata sul pluralismo del dibattito. Dovremmo riflettere  quando, dal sottosegretario all’editoria Andrea Martella, ci viene detto che non è sua “intenzione assegnare patenti di veridicità alle notizie”, ma intanto istituisce questo gruppo di tecnici. 

Bisogna superare questo momento in modo intelligente, ricercando e ascoltando fonti diverse, pensando in modo autonomo.

Oggi, sempre più, attraverso canali indipendenti, possiamo acquisire notizie su scelte fatte a livello sanitario. Ci sono dottori e dottoresse che  rischiano tutto, pur di rendere noto che le strategie scelte  non sono state quelle migliori per salvare vite e che le cure potevano essere ponderate alla luce di una diagnosi corretta. Coloro che hanno avanzato questo e proposto soluzioni farmacologiche alternative, sono stati denunciati o censurati. 

Come intendere oggi il diritto garantito alla salute, il diritto al lavoro e alla partecipazione politica?

Il nostro Governo dopo anni di privatizzazioni, rendendo inefficace qualsiasi politica all’occupazione e al sostegno all’imprenditoria, ha fatto crollare tutto il sistema economico in una notte e non sappiamo se si riprenderà, visti i vincoli-capestro imposti dal Mes e dall’Europa.

Intanto, mentre le famiglie non arrivano a fine mese e i frigoriferi sono vuoti, non arrivano gli ammortizzatori sociali, molte attività sono già fallite, i dati su cui si basava l’emergenza sanitaria, vanno a smentire la decisione di misure così drastiche in ogni settore produttivo. 

Intanto la Costituzione continua a dettare, a istruirci ancora e lo fa garantendo le nostre libertà personali dall’art. 13 al 16 , in cui si afferma che la libertà è un valore sacro e quindi inviolabile (art. 13), che il domicilio è inviolabile (art. 14),  che ogni cittadino può soggiornare e circolare liberamente nel Paese (art. 16). Per le limitazioni di queste libertà la carta costituzionale prevede una riserva di legge assoluta.

Invece… ci stiamo ammalando di isolamento e solitudine.

Il nostro corpo è maltrattato, viene messo da parte, non possiamo esprimere le nostre passioni, vivere l’affetto per l’altro, per i nostri cari.

Il distanziamento sociale ci priva dell’espressione delle nostre qualità umane, stiamo limitando la nostra capacità empatica, che si sviluppa stando in mezzo alla gente, una stretta di mano, un abbraccio.

Dialogare. 

Fra non molto sapremo delle ricadute sullo sviluppo dei bambini che non possono andare a scuola, intrattenersi coi compagni, giocare, nutrirsi nell’abbraccio. Fare esperienza attraverso il corpo, il contatto e attraverso di essi fare esperienza di crescita.

E i giovani, messi ancora di più alla prova coi loro progetti, la visione del loro futuro.

Non conformiamoci alla perdita del linguaggio plurale, dall’affettività vissuta alla libera espressione del pensiero, tappati da una mascherina.

Costretti nelle proprie case, in assenza di una visione di ripartenza, sappiamo che anche il nostro sistema immunitario si indebolisce, senza la gioia,  la quiete e il senso di sicurezza, minacciati dall’inquietudine persistente.

Senza comunità viene meno la generosità, la generatività, lo slancio creativo.

Ci realizziamo nelle relazioni e questo va all’essenziale del nostro essere umani.

Ci stiamo rendendo conto che questa adesione obbligata alle disposizioni relative all’emergenza Covid-19, fanno parte di  limitazioni che ci stanno spogliando di ogni diritto individuale e collettivo.

Non adattiamoci!

Lo storico A. Toynbee, in uno dei suoi scritti sottolineò che lo spirito umano è sempre soggetto al rischio di diventare apatico e, pertanto, è necessario uno sforzo costante per risvegliare il nostro potenziale dormiente.

Ma stiamo parlando solo di Costituzione?

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