Liberarsi per essere liberi

Liberarsi per essere liberi

Oggi assistiamo, come mai si era espressa, a una rivolta contro l’umanità nelle sue dimensioni interiori e collettive.

Questo articolo ci invita a riflettere sulla condizione di essere liberi e costruttori del proprio futuro, credendo nella forza della coscienza da far tornare ad abbracciare l’intero esistente.

Con la speranza da curare e le inedite visioni dei valori, andiamo alla ricerca di quella libertà che direzioni al superamento dello svuotamento di senso e delle nuove schiavitù imposte.

Una sfida radicale, entusiasmante può attenderci in questo tempo apparentemente immodificabile, dal destino prefigurato.

 

Parlare oggi di libertà, pone a dover cercare una mente chiara e una visione più ampia di fronte a quelle che si presentano come nuove schiavitù che abitano la nostra vita, la controllano: la propaganda impone il loro occultamento.

Siamo di fronte ad un potere assoluto che si presenta con vestiti cambiati rispetto al passato e che ha la pervasività di nutrirsi delle nostre anime o, se volete, delle nostre coscienze.

Il sistema economico-culturale-informativo vive di crisi ripetute e prospera sull’incertezza delle prospettive e questo gioca a favore di uno sconvolgimento esistenziale, con la perdita di idealità e di forza, che franano verso forme di impotenza e perdita di direzione intenzionale.

Oggi dobbiamo ripensare ai reali spazi di libertà, consapevoli di essere liberi ma entro dei confini ben tracciati.

Il contemporaneo, necessita di una forza oppositiva che prenda vigore direttamente dalla nostra libera coscienza, consapevoli che oggi l’arte della persuasione ha il potere di riformulare profondamente il nostro sentire umano e di conseguenza le scelte che facciamo all’interno delle relazioni vitali nella comunità più prossima e globale.

Crediamo di essere liberi di determinare la nostra vita, quando invece è controllata sulla base a tutti i dati che offriamo di noi stessi, attraverso l’utilizzo di internet, dei social, i quali vengono utilizzati in modo tale che le nostre scelte risultino funzionali a questo tipo di società predeterminata. I cosiddetti big data, attraverso i quali, algoritmi e sistemi informativi sofisticati, raccolgono e acquisiscono dati per influenzare le nostre scelte.

A una dimensione così estrema di controllo è necessaria una sfida radicale, perché consapevoli del pericolo che stiamo vivendo e la libertà oggi corrisponde a questa radicalità.

La libertà, prima ancora di un diritto, è uno stato dell’essere, il quale per essere tale si confronta, nel palpito di ogni pensiero e sentire, con la paura del suo esercizio e manifestazione: la paura della precarietà e transitorietà del nostro essere umani.

Quanto il confronto con le nostre vulnerabilità diventi tensione a trovare il senso del nostro essere qui, liberando il pensiero da quegli automatismi che ci rendono impotenti, controllati dalla storia e dalla cultura disorientante. Quanto, in questo confronto tra l’espressione autentica della propria coscienza e il mondo, l’essere umano rifiuti il ripiegamento, l’isolamento dalle relazioni e dall’azione partecipativa, come risposta alla ricerca del senso di sé e delle cose. Quanto sperimenti di sé, del contributo critico per cercare soluzioni al carattere disumanizzante, che sempre più plasma l’epoca e conduce a non porsi domande, ad interrogare gli eventi.  

Quale lezione di libertà possiamo cogliere in una fase di trasmutazione come quella attuale, nella quale è proprio la speranza ad essere attaccata?  Come superare l’angoscia dei nostri limiti spirituali e progettuali, di fronte ad un’accelerazione che vuole modificare ciò che è vitale, biologicamente e culturalmente, in artificiale?

Un rinnovamento dello spirito di questo tempo, impone che la libertà si identifichi nella rottura con quanto oggi ci spinge a finte sicurezze e ad una visione ancorata all’omologazione disidentificante.

La libertà richiede di decolonizzare razionalità ed emozioni dalla visione dualistica in cui tutto è separato in bene e male, luce e tenebre, soggetto e oggetto e che ha condotto l’umanità nel baratro della guerra, del dolore e dell’estinzione, secondo principi di superiorità e sfruttamento.

Lentamente negli anni, abbiamo assistito all’occultamento e a perdere quella forza interiore, capace di esplorare modalità di esistere ancora irrealizzate: fare esperienza di quella forza germinativa e generativa della generosità empatica, in cui ognuno contribuisca al proprio benessere e a quello dell’altro.

Liberi di risvegliarsi dalle illusioni, che hanno reso più facile svilire a mercificazione tutto il potere evolutivo dell’essere umano, riconoscere il buio in cui siamo relegati e il soffocamento delle nostre coscienze. 

Oggi, molte voci invitano al risveglio da questo smarrimento esistenziale e ad utilizzare questo tempo di crisi come l’occasione che abbiamo per sovvertire la priorità dei bisogni, ai quali rispondere.

“Dare un senso del valore delle cose, diverso da quello del dominio”, così affermava B. Russel, citato da N. Chomski, nel suo libro “Dis-educazione”. (1)

Vi è una concezione umanistica del valore che rivendica la sua urgenza, in risposta a quello basato sul dominio, che spinge alla competizione, all’egoismo e all’indottrinamento delle menti.

Una concezione umanistica che affiora proprio da ciò che di più integro e vero appartiene alla coscienza e sostiene quei percorsi creativi naturali, se esposti alle giuste condizioni del loro sviluppo.

La sfida che ci attende, necessita di un salto immaginativo, nel ripensare alle visioni costruite secondo un modello unicamente materialistico e separativo e può diventare l’impegno a rompere il guscio dell’ego, riscoprendo quanto di sacro e trascendente appartiene alla vita umana e all’universo.

L’essere umano è all’altezza di questa sfida, può esserlo se scende nelle sue profondità in cui può conoscere se stesso, la sua coerenza, unità, intelligenza e ciò che regola la natura dell’esistente.

  • Noam Chomsky, Dis-educazione, 2019, Piemme.

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