Prodotto versus uomo

Prodotto versus uomo

Scegliendo come valori principali quelli connessi al prodotto o all'uomo, cambiano di conseguenza le strategie e le variabili messe in gioco e la loro importanza nell'ordine delle priorità all'interno di un ciclo produttivo.

Sempre più frequentemente si tende a ragionare su valori che sono connessi ai prodotti e la nostra stessa vita viene misurata in relazione al possesso o la scelta di determinati oggetti. Infatti, se si cercano di visualizzare i valori che il nostro sistema culturale, economico  e sociale mette in primo piano, il prodotto appare essere  il perno principale.

Le riflessioni che seguono invitano a cambiare angolo di osservazione, riportando al centro dell'attenzione l'uomo nel suo contesto di vita, in un rinnovato umanesimo reale e culturale, e valori più profondi per poter intraprendere un nuovo cammino nella ricostruzione di un diverso sistema culturale ed etico.

Ma cosa succede se si considera come focus di un progetto il prodotto o l’uomo?

Attualmente quando si  progetta un oggetto  ci si concentra sulle aspettative che il consumatore avrà nei confronti del prodotto. Individuare un target significa infatti elaborare correttamente le aspettative che un gruppo sociale vorrebbe realizzare. Pensando al prodotto come focus principale di un progetto, si pongono all’attenzione una serie di valori ad esso correlati.

In primo luogo le materie prime, che sono il primo elemento che il processo produttivo deve necessariamente individuare, per poter avviare la catena produttiva. L’acquisto di materie prime permette ai produttori di trasformarle in un oggetto, di plasmare un materiale informe in qualcosa che esprime significati, che concretizzano una funzione simbolica. Gli acquirenti vengono fortemente attratti da un prodotto che possa loro fornire l'occasione di sentirsi parte di un gruppo sociale, uno status symbol, che certifica una posizione ben precisa all'interno della società. Le azioni successive sono gestite dalle politiche di marketing, dalle campagne pubblicitarie e dalla forza dell'imballaggio. Il marketing spinge a fornire al consumatore risposte immediate e non necessariamente le soluzioni migliori, induce desideri, piuttosto che soddisfare necessità. L'imballaggio non viene pensato come protezione di un prodotto, quanto piuttosto progettato come se fosse un media.

Se nel dopoguerra la necessità principale era ricostruire una società di valori, con il boom degli anni ‘60 si è dato inizio all'acquisto superfluo, quasi come se il possesso di un oggetto ritenuto speciale e unico, potesse rendere improvvisamente speciali e unici.

Il prodotto rappresenta quindi valori economici e simbolici, che vengono concretizzati produttivamente e venduti all'utente, che spesso percepisce gli oggetti in primo luogo come cose  rappresentanti questi valori. Solo in un secondo momento, cioè in fase d'uso, comincia a rendersi conto della loro reale funzione.

In tutto questo processo la percezione della vita umana, come anche la sostenibilità ambientale, non sono aspetti prioritari  ed entrano in gioco  solo quando qualcosa entra in crisi, quando si avvicina l'inevitabile. È da anni che si parla di disastri ambientali sempre più frequenti, di riscaldamento del pianeta, di desertificazione, di depauperamento delle risorse non rinnovabili, di inquinamento, di buco nell'ozono. Ma se ne parlava al futuro, mentre oggi se ne parla al presente, perché si è arrivati al punto di non ritorno.

Se oggi abbiamo la percezione che qualcosa debba cambiare nel processo produttivo, abbiamo difficoltà a orientarci per promuovere un diverso approccio alla produzione.

La reale possibilità evolutiva del processo produttivo sembra risiedere nel ribaltamento dei valori in cui abbiamo sempre creduto, definendo un nuovo focus su cui concentrare le azioni future, mettendo l'uomo al centro del progetto, l'uomo che è in relazione sistemica con il mondo circostante. Se agiremo così noteremo che il valore più importante da attribuire all'intero processo produttivo sarà la vita. La percezione delle necessità legate alla preservazione della vita di ciascuno, che può essere possibile solo relazionandosi armonicamente con l'intorno.

In una società come la nostra, governata dal prodotto, ogni individuo pensa spesso di essere il fulcro unico dell'esistenza altrui. Il principio di prevaricazione sta raggiungendo livelli sempre più estremi e tali comportamenti vengono esaltati dai media che, paradossalmente, li condannano.

La carenza di valori comportamentali ci fa capire quanto sia importante la riscoperta e la promozione di una vita etica, di un intreccio equilibrato di vita biologica, sociale ed etica, da cui nasce la vita culturale.

Anche in ambito economico si sta facendo sempre più strada la convinzione che la misurazione dello sviluppo di una società non possa basarsi semplicemente su parametri economici, ma che sia necessario adottare altri fattori imponderabili, in quanto qualitativi e non quantitativi, come la qualità della vita, dell'ambiente, del grado di istruzione, dei servizi, cioè aspetti che manifestino il livello di benessere non materiale, ma morale delle persone.

La nuova prospettiva apre un futuro in cui progettare e realizzare comunità ecologicamente sostenibili, costruite in modo tale che le tecnologie adottate e le scelte politiche non siano in contrasto con il sistema del mondo naturale, tecnologie che imparino dalla natura e non che vogliano controllarla.

Bibliografia

Germak, C. (2008) Uomo al centro del progetto, Allemandi Editore

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