Tempo – Utopia – Tempo di cambiare paradigma ... ma io tengo famiglia!

Tempo – Utopia – Tempo di cambiare paradigma ... ma io tengo famiglia!

In aritmetica, cambiando l’ordine degli addendi, la somma non cambia. Nella vita reale di ciascuno e di tutti se si cambia paradigma, il risultato sì che cambia. É tempo di farlo, cominciando da se stessi.

Piccole dosi per un articolo da bere tutto d’un fiato.

Nel bar della mia mente, consueto frequentatore, disquisivo tra me e me sul “cambio di paradigma”, espressione divenuta di moda, dopo l’esperienza del Covid-19, usata al limite dell’abuso pur senza comprenderla pienamente, col rischio di svuotarla di significato.

Ma cos’è ‘sto paradigma?

Mescolo in me stesso riflessioni personali, con ricordi e frammenti raccolti su Internet.

Mi si complicano i pensieri con le definizioni.

Consultare diversi vocabolari non mi aiuta a capire.

  • Paradigma in grammatica (modello di declinazione o di coniugazione dato dai manuali di studio),
  • in linguistica moderna (l’insieme degli elementi della frase che contraggono tra loro una relazione virtuale di sostituibilità, potendo essere messi al posto gli uni degli altri nello stesso contesto),
  • nel linguaggio filosofico (termine usato da Platone per designare le realtà ideali, concepite come eterni modelli delle transeuntie realtà sensibili e da Aristotele per indicare l’argomento, basato su un caso noto, a cui si ricorre per illustrarne uno meno noto o del tutto ignoto), ecc.
  • in filosofia della scienza, lo storico della scienza Thomas Kuhn definisce paradigma scientifico come: "un risultato scientifico universalmente riconosciuto che, per un determinato periodo di tempo, fornisce un modello e soluzioni per una data comunità di scienziati".

Più semplicemente

“Un paradigma, nel linguaggio comune, è un modello di riferimento, un termine di paragone. La parola deriva dal greco parádigma, che significa esemplare, esempio.”

Per i soldi

Nel breve filmato sulla storia di Peppino Impastato, lo scambio verbale tra l’oratore del comizio politico e lo zio di Peppino, mi aiuta a riflettere.

L’oratore denuncia, rivolgendosi al ragazzo Peppino: “... si costruisce solo per i soldi, ...si costruisce per rubare, ... un’altra colata di cemento...”.

E lo zio: “... è il progresso amico bello, che porta forza lavoro, case, turismo... sempre cavernicoli dobbiamo stare?”.

Dal fascino di Gramsci in poi

Tempo fa conobbi il dottor Sabin Dragulin, capo redattore Timpul, storico giornale romeno, che ebbe quale capo redattore anche Mihai Eminescu.

Il dottor Sabin Dragulin,  realizzatore in lingua romena di una collana di libri sugli scritti e sulle idee di Antonio Gramsci, in una conversazione si espresse sottolineando anche lui che era giunto il tempo di cambiare paradigma, per l’arricchimento dell’umanità dal punto di vista economico. Non avrebbe più dovuto essere la guerra a portare crescita, ma  la pace a produrla, con un concetto di Nuovo Umanesimo come aveva già anticipato Mircea Eliade.

Produrre e vendere armi procura soldi.

E’ questo il paradigma? Con la guerra si fanno tanti soldi!

E Il cambio di paradigma dovrebbe essere che si possono fare tanti soldi a lavorare per la pace?

Ci si confonde la mente con l’alibi dei tanti soldi, ma tanti soldi per chi?

Se chiudiessimo una fabbrica di armi, quanti lavoratori resterebbero a casa e quante famiglie non avrebbero più sostentamento? Anche l’Italia, che dice di condannare la guerra, fonda buona parte della sua economia sul commercio delle armi.

... e io tengo famiglia!

Edizione del 4 Agosto 2020

 “Il Manifesto” scrive: “In Italia ci sono 231 fabbriche di armi comuni e ben 334 aziende sono annoverate nel registro delle imprese a produzione militare. Ce n’è invece solo una in tutta Italia che produce respiratori polmonari, per l’acquisto dei quali dipendiamo dall’estero".

E mi chiedo, insieme al Dottor Sabin Dragulin: “Che enormità di flusso economico si potrebbe generare se si destinassero le risorse degli armamenti, anche solo in parte, alla realizzazione di innumerevoli progetti utili al bene dell’umanità?

L’amato Presidente

Nel messaggio di fine anno agli Italiani del 1979, il Presidente Sandro Pertini pronunciò la celebre ed appassionata esortazione: “Si svuotino gli arsenali, si colmino i granai”.

L'utopia di Gino Strada: aboliamo la guerra.

Il chirurgo Gino Strada, fondatore di Emergency insieme ad altri colleghi medici,  testimone diretto dello strazio procurato sui corpi umani dall’uso delle armi, esorta continuamente all’abolizione delle guerre.

Nel dicembre 2015, per la prima volta il "Right Livelihood Award", considerato il premio per la pace alternativo al Nobel, viene assegnato ad un italiano. Il "Rla" mira ad "onorare e sostenere coloro che offrono risposte pratiche ed esemplari alle maggiori sfide del nostro tempo".

Nel discorso per il conferimento del premio, Gino Strada ricorda: “...La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani. ... Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere... Possiamo chiamarla "utopia", visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia, il termine utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilità non ancora esplorata e portata a compimento...”

Cambiare l’ordine delle cose

Ai tempi del mio esame del diploma di maturità, era il 1968, il prof. Savatteri, insegnante di elettronica industriale, ci esortava a spaziare a tutto tondo con le nostre menti sul futuro. Ci fece l’esempio del problema dello smaltimento dei rifiuti, già allora in preoccupante crescita, dicendoci che chi di noi avesse trovato la modalità di trasformare in materia prima i rifiuti, avrebbe creato ricchezza per se stesso per agli altri

Creare valore.

Creare valore, quindi, dalla trasformazione della qualità dei problemi e anche il valore economico non è da disprezzare.

Mi hanno insegnato che la creazione di valore si declina in tre tipologie di utilità: etica, economica, estetica. Bene, Guadagno, Bellezza, in ordine di priorità così come descritto. Se la priorità è il guadagno economico, a discapito del bene etico, ad esempio, la creazione di valore produce disastri.

Dove cominciare?

A cambiare paradigmi è fondamentale cominciare da se stessi. Dentro ciascuno di noi occorre rivoluzionare il paradigma dei pensieri. Al tempo dei miei nonni si usava dire: “siamo nati per soffrire”,  mentre qualcuno invece ha detto “siamo nati per essere felici”.

Ancora in Internet,

da Giovanna Garbuio, vado a leggere che abbiamo sempre pensato che ciò che accade fuori, determini come mi sento dentro.

Invece le cose  funzionano esattamente al contrario! Come mi sento dentro determina ciò che accade fuori! Non ciò che accade fuori influenza come mi sento. O meglio è anche così… Ma se non comprendiamo la premessa, resteremo sempre in balia del fuori. Che comunque è determinato dal dentro, in un circolo vizioso inconsapevole, dice la Garbuio.

Abbiamo sempre pensato che le cose funzionassero esattamente al contrario di come funzionano e questo ci ha impedito di “direzionarle”!

Allora via: rivoluzione, cominciando dal mio modo di pensare!

Non: “Sono felice, perché ho ottenuto quanto mi piace”, ma: “Ho ottenuto quanto mi piace, perché sono felice”

e così, ancora una volta, ricordo a me stesso: “Anche tu puoi cambiare il mondo”!

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un pensiero a Gramsci https://youtu.be/fahhodZyrYc

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