Una data, un anelito alla libertà

Una data, un anelito alla libertà

Il 4 maggio riaprono i parchi pubblici, primo step di un graduale rientro nella dimensione del ‘fuori’. Una data che diverrà storica, perché storica lo è già stata. Una data che parla di vittoria sull’oppressione e di conquista della libertà. Una data per riflettere e puntare lo sguardo sulle con-traddizioni dietro lo spandersi del Covid-19.

 

Mi sveglio. Il calendario segna lunedì 4 maggio. Ogni giorno, ogni data, è sempre ricca di significato per l’umanità. Basta navigare qualche minuto in rete per scoprire quali avvenimenti hanno segnato questo giorno. Mentre mi gusto il primo caffè della mattina, scopro che il 4 maggio è una data davvero storica. Una data che parla di libertà dall’oppressione, di moti rivoluzionari e di vittoria dello spirito umano. Nel 1776 Rhode Island è la prima delle tredici colonie americane a rompere il giuramento di fedeltà alla Corona britannica, dando inizio agli eventi che culmineranno nella Dichiarazione di Indipendenza. Esattamente tredici anni dopo nel 1789, ha luogo a Versailles, in Francia, la cerimonia d’apertura degli Stati Generali, convocati nel tentativo di trovare delle soluzioni alla grave crisi economica e al malcontento popolare. Solo due mesi più tardi, il popolo insorge e ha inizio la Rivoluzione francese.

Il 4 maggio 1930 vede l’arresto del Mahatma Gandhi per mano della polizia britannica. Il padre dell’indipendenza indiana è rinchiuso nella Prigione Centrale di Yeravda, dopo aver guidato la celebre Marcia del sale, un’azione di protesta non violenta contro il monopolio britannico. Anche se marca uno dei tanti periodi di prigionia sopportati dal Mahatma, il 4 maggio non porta con sé il sapore acido dell’oppressione, piuttosto il gusto della vittoria. È storia conosciuta che, grazie al movimento guidato da Gandhi, nel 1947 sarà proclamata l’indipendenza dell’India. Ed è sempre il 4 maggio che, nel 1990, segna un evento senza precedenti. A Città del Capo, Nelson Mandela, libero dopo 27 anni di prigionia, e Frederik Willem de Clerk, presidente del Sud Africa, firmano il Groote Schuur Minute, dando inizio ai negoziati che porteranno alla fine dell’apartheid. Una vittoria incredibile per Mandela e per tutti coloro che avevano dedicato la loro vita alla causa della giustizia e della libertà. Nel 1993 Mandela riceverà il premio Nobel per la pace e nel 1994 realizzerà l’impossibile, diventando Presidente del Sud Africa. Come lui stesso scrive nella sua autobiografia, a testimonianza della sua fede nella libertà dello spirito umano, “Da quando sono uscito dal carcere, è stata questa la mia missione: affrancare gli oppressi e gli oppressori.(…) perché la libertà non è solo spezzare le proprie catene, ma anche vivere in modo da rispettare e accrescere la libertà degli altri”. (p. 579)

Affascinata da quanto ho scoperto, salto ancora nel 2020, sempre il 4 maggio. In Italia inizia la tanto agognata ‘fase 2’. I quotidiani della mia città, già da ieri, avevano annunciato la riapertura dei parchi pubblici. Esco di casa. Sono la prima a varcare la soglia del parco più grande e frequentato del centro cittadino. La prima di un esiguo drappello di una quindicina di persone. Avevamo atteso, fuori dal cancello, che i volontari dessero il via libera. Quando alcuni già iniziavano a dubitare, il pesante cancello di ferro è stato aperto con un cigolio sordo e possente. Ci contano, a uno a uno, scrutandoci per accertarsi che ognuno abbia la propria mascherina ben piazzata sul volto. Cammino sui prati incalpestati, ma visibilmente curati per l’occasione, cercando di evitare i numerosi formicai. Oltrepasso un cartello, probabilmente sfuggito all’attenzione dei volontari, che ora giace dimenticato sull’erba. Reca su la scritta “Biblioteca chiusa al pubblico a causa dell’emergenza COVID-19”. Vado avanti e mi cerco un posto al sole accanto all’ albero che più mi attira. La sua chioma è la più verde, un verde chiaro e acceso. Stendo l’asciugamano, apro il laptop e osservo.

Isolati, i visitatori iniziano ad arrivare. Qualche mamma con il piccolo nel passeggino, un gruppetto di ragazzi e poi, nessuno. Una farfalla bianca mi svolazza accanto. Non sa del virus. Riprendo a osservare. Una bambina in bicicletta, direzionata dalla madre verso angoli più sicuri, una signora con le mani in tasca e il passo lento, che traccia una traiettoria ad arco a circa 5 metri di distanza. - Accidenti! - penso - ma la distanza di sicurezza non è di un metro? -. Come la farfalla non sa del virus, neanche lo sa il bambino che mi trotterella intorno calciando la sua palla. Il padre lo richiama veloce, - La signora ha da fare, cucciolo -. In parte è vero, ho da fare, in parte forse la signora potrebbe essere una portatrice di COVID.

Nella nostra prima giornata di libertà manca qualcosa di necessario, importante e imprescindibile. Quella sensazione, che accompagna tutte le conquiste e i grandi eventi, è assente. E in questa assenza, tutto si vela di malinconia. Il sole di maggio inizia a farsi sentire, così mi sposto all’ombra dell’albero dalla chioma verde acceso. C’è una lieve brezza e le foglie leggere danzano dolcemente. L’albero non sa del virus, ovviamente. Eppure anche oggi, 4 maggio 2020, passerà alla storia come il giorno in cui furono riaperti i parchi pubblici, dopo quasi due mesi di quarantena. Sarà una data storica per la mia città. Una data che segna l’inizio della fine dell’isolamento e della chiusura. Una data di liberazione? No. Non ancora. Sappiamo che non è ancora finita. Sempre sotto l’ombra dell’albero, mi accorgo che la timidezza dei visitatori gradualmente si dissolve. Il vociare della gente si alza. Le persone parlano. Della pandemia e delle misure di sicurezza, certo. Ma parlano. Voci diverse. Voci squillanti di donna, basse e baritonali di uomini, risa e gridolini di bambini. Qualcuno ride, altri salutano. Un coro di voci e una melodia per il cuore. L’umanità è tornata. E allora la mia mente va di nuovo alla data di oggi.

Non tutti probabilmente sanno che i fans della saga di Star Wars celebrano lo Star Wars Day. “May the Force be with you” (“Che la Forza sia con te”), la frase più citata della saga, si presta a un simpatico gioco di parole in lingua inglese: “May the fourth be with you” (“Che il 4 maggio sia con te”). Che il 4 maggio sia con te, famiglia umana. Che divenga una data da ricordare con gioia negli anni a venire, quando potremo di nuovo tornare ad affollare le piazze e a non aver paura di avvicinarci agli altri. Un giorno potremo riflettere su quanto è accaduto per fare in modo che non si debba più ripetere. Per far sì che gli ospedali non rimangano senza respiratori durante un’emergenza sanitaria. Per evitare che i medici debbano scegliere a quale paziente dare maggiori possibilità di sopravvivenza. Un giorno rifletteremo sul perché inizialmente il COVID-19 era stato presentato alla popolazione come ‘poco più che un’influenza’. “Continuate a fare la vita di sempre”, “La paura abbassa le difese immunitarie”, ci era stato detto a febbraio. Neanche una settimana prima del lockdown, le discoteche e i pub erano affollati. Colpisce gli anziani, era stato comunicato. Invece ha colpito tutti. Oltre 3,5 milioni di casi nel mondo, 246.893 morti, di cui più della metà in Europa. Questi i dati secondo l’agenzia di stampa francese Afp, confermati dai comunicati OMS. Il 30 gennaio l’OMS aveva dichiarato l’epidemia di Coronavirus Emergenza internazionale di salute pubblica. Il 28 febbraio la minaccia mondiale di epidemia aveva raggiunto un livello ufficiale definito molto alto. In Italia si è dovuto attendere il 5 marzo per la chiusura delle scuole e l’11 marzo il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha proclamato lo stato di pandemia a livello planetario. Ci vorrà tempo per far luce su tutte le contraddizioni intorno alla diffusione del virus, a partire dal suo epicentro a Wuhan fino ai ritardi nel riconoscere la gravità e la portata del contagio. Ci vorrà tempo, determinazione, perseveranza, coraggio e voglia di collaborare per costruire una società umana dove la vita delle persone viene prima degli interessi economici. Come direbbe il Maestro Yoda a Luke Skywalker, “Che la Forza sia con te!”. E io dentro di me, lo ripeto, “Che la Forza sia con te, Uomo del XXI secolo!”.

Bibliografia

Mandela, N. (1995) Lungo cammino verso la libertà. Feltrinelli Editore: Milano

 

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