Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell'umanità nell'era dei nuovi poteri

Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell'umanità nell'era dei nuovi poteri

Tutto ha inizio alla fine degli anni ’80, quando un esiguo gruppo di ricercatori/imprenditori ha pensato su come accumulare ingenti somme di denaro sfruttando nuove tecnologie, dopo l’enorme diffusione di Internet, nel settore pubblicitario. Ma questo non portava gli ingenti introiti previsti per i loro inserzionisti. Erano destinati al fallimento?

 

di ShoshanaZuboff - Luiss University Press, ottobre 2019

Qualcuno ci osserva! Il ragazzo guardava il cielo notturno, immaginava altri esseri più evoluti che osservavano  il nostro comportamento sociale come animali da laboratorio per capirne i punti deboli e attuare una invasione su larga scale. Il loro pianeta morente, distrutto dall’avidità dei loro governanti era andato in rovina a causa del potere della tecnologia sfuggita di mano e i pochi superstiti cercavano altrove una casa da dove ricominciare. Gli extraterrestri nell’immaginario collettivo sono sempre brutti e bellicosi.

Chissà se questi profughi spaziali si erano chiesti dove avevano sbagliato.

Il giovane rientrò in casa e accese il computer perché aveva da fare una ricerca su Google per il suo prossimo esame in astrofisica sull’evoluzione chimica delle galassie. Il suo professore gli aveva dato consigli precisi sui siti da visionare.

Per l’elaborazione della sua simulazione aveva bisogno di decine di migliaia di dati e chi, meglio di Google, poteva fornirglieli.

Già, chi meglio di Google!

Dopo qualche ora di ricerca, di dati ne aveva trovati pochi, ma in compenso aveva scoperto che qualcuno lo stava osservando. I suoi pensieri, i suoi desideri, le sue esigenze si materializzavano sullo schermo. Infinite proposte che andavano a braccetto con le sue ricerche del nuovo pc, della nuova auto e persino delle sue amate scarpe da footing. Ma come fanno, si chiese, a conoscere le mie esigenze e i miei desiderata?

Pensò, allora è vero che gli extraterrestri ci osservano?

Oh giovane e trasognato idealista, a questo punto, per tornare coi piedi sul pianeta, devi assolutamente leggere il libro di ShoshanaZuboff, “Il capitalismo della sorveglianza”, per capire chi o cosa effettivamente sono questi extraterrestri.

L’autrice, docente di psicologia sociale presso la Harvard Business School, è interessata principalmente alla nascita di una nuova forma economica, di un nuovo capitalismo che chiama “della sorveglianza” o dei big data.

Tutto ha inizio alla fine degli anni ’80, quando un esiguo gruppo di ricercatori/imprenditori ha pensato su come accumulare ingenti somme di denaro sfruttando nuove tecnologie, dopo l’enorme diffusione di Internet, nel settore pubblicitario. Ma questo non portava gli ingenti introiti previsti per i loro inserzionisti. Erano destinati al fallimento?

Quando tutto sembrava andare in quella direzione, i creatori di Google si resero conto che le “materie prime” da utilizzare erano le informazioni che derivavano dalle ricerche effettuate sulla sua pagina. Permettevano di “capire” molte cose degli utenti, incluse cose che, a prima vista, non sembravano strettamente correlate alle ricerche stesse. Quello che rendeva possibile un simile trattamento dei dati era l’aumento della loro capacità di immagazzinamento e della potenza di calcolo, capacità e potenza sulle quali Google decise di investire i primi guadagni. Grazie a queste innovazioni la pubblicità poteva essere inserita sul sito in maniera mirata e, quindi, maggiormente redditizia. Quello che il nostro giovane studente stava visionando sul suo computer.

A mano a mano che i dati venivano immagazzinati in potentissimi server, per la legge dei grandi numeri, si accorsero che le conoscenze dei loro utenti diventavano sempre più precise e mirate. Più precise di qualsiasi altro metodo di “ricerca di mercato” conosciuto. Nasceva “il capitalismo della sorveglianza” che andava a soppiantare quello della produzione di massa, che aveva la sua prerogativa  nei beni di consumo accessibili alla maggioranza.

I big data soppiantarono le catene di montaggio. Google, Facebook, Apple, Microsoft e poche altre si riempirono le tasche tanto che oggi i loro fatturati sono superiori a quelli della maggioranza degli stati sovrani sulla Terra.

Il metodo funzionava e quindi occorreva solo potenziarlo. Cosa che nei decenni successivi fu fatto.

Non si accontentarono mai. Cominciò così quella che l’autrice descrive come “l’estrazione del surplus comportamentale”. Con grande disinvoltura i colossi della rete, aiutati in questo dalla crescente dipendenza del pianeta nei confronti del telefono cellulare connesso a internet (la caja tonta della nostra epoca, che mantiene peraltro in alta stima quella tradizionale), accumularono quantità difficilmente stimabili di dati relativi (non già solamente alle “propensioni commerciali” delle persone), ma più o meno a qualsiasi cosa vi possa venire in mente: la vostra localizzazione attuale, le vostre abitudini di spostamento, i luoghi nei quali siete soliti trascorrere più tempo, e quanto, e in quali ore del giorno, e in quali giorni della settimana, la calma o la rabbia con la quale digitate un messaggio, la frequenza con la quale digitate termini che un programmatore, uno psichiatra, un qualunque dipendente di una qualsiasi impresa della galassia della rilevazione ha deciso essere l’indice di un determinato tratto caratteriale, di un umore depresso o eccitato, della ricerca di cibo, di compagnia, di sesso, di alcol, di farmaci, di medici specializzati in malattie che sperereste nessuno sappia che avete (sospettato di avere) contratto.

La banale idea di cercare notizie sulla razza pincher della mia cagnolina Shakya, sul motore di ricerca, comporta ricevere pubblicità sul cibo per cani. Un processo predittivo di una innumerevole serie di comportamenti legati all’esperienza di vita di ciascuno di noi che, in altri tempi, avrebbe comportato il coinvolgimento di mezzi e risorse impossibili da reperire.

Violazione della privacy? Le leggi degli stati non erano adatte ad affrontare il “capitalismo della sorveglianza”. Il diritto alla privacy navigava tra galassie lontane e la materia oscura.

E in questa materia oscura, invisibile agli occhi dei molti, chi vive dietro quella barriera di polvere ha sviluppato strumenti (app, videogiochi, telecamere e microfoni incorporati nei cellulari, negli elettrodomestici, nelle case, nei giocattoli – sì, nei giocattoli –, estrazione di dati dalle chat, dalle email, dalle variazioni di luce e rumore ecc...) per l’estrazione dei dati comportamentali. Per venderci la migliore pubblicità che ci fa sentire coccolati, considerati e valorizzati. Nella depressione spirituale dell’esistenza umana odierna, qualcuno si preoccupa per me!

In fondo in fondo all’animo di noi terricoli c’è sempre una parola chiava: sicurezza. E di questa parola chiave il “capitalismo della sorveglianza” ne ha fatto un mantra. Per non parlare della politica che sostiene questo nuovo capitalismo.

Certo che la Zuboff non ci mette a nostro agio leggendo il suo ponderoso saggio. Come dopo aver letto “1984” di George Orwell. George Orwell vuole mandare un messaggio di ammonimento contro l'indifferenza che tollera forze, tendenti ad annullare la libertà e la dignità individuale. Se non si combattono le ingiustizie, si rischia di essere sopraffatti da persone senza scrupoli che, per mezzo di stratagemmi vari (intelligenze artificiali e annullamento delle leggi), potrebbero togliere ogni diritto ai cittadini. Orwell intende esprimere un monito contro gli abusi di potere e le sopraffazioni mentali compiute da certe ideologie, che derivano dall’accentuazione del nazionalismo e del fanatismo religioso.

Profetico. Se invece delle ideologie politiche ci mettessimo  le ideologie “del capitalismo della sorveglianza”? che non fa altro che stimolare altri tipi di “sorveglianze” politiche, culturali e persino religiose. Tu “sei” se appartieni a un preciso sistema. Se ti opponi “non sei più” e nasce l’esclusione sociale. Sei fuori dalla rete!

La democrazia, la partecipazione, la reciprocità informativa e la trasparenza non entrano nell’equazione, perché, molto semplicemente, fanno diminuire i guadagni e, ciò che è (quasi) la stessa cosa, minano l’ideologia del superamento dell’autocoscienza umana, almeno per quanto riguarda quella che non vuole adeguarsi ai padroni del Web..

La Zuboff chiama alla resistenza civile: la Zuboff chiarisce come il suo scopo sia la difesa e la preservazione dell’economia di mercato che, anzi, sarebbe una delle principali vittime della sorveglianza, che potrebbe aprire la strada a una nuova era di globalizzazione della sorveglianza stessa, col solo intento di arricchire pochissimi e, naturalmente, conservare gli assetti di potere che permettono tale arricchimento.

 “Come mai – si chiede la Zuboff - a tanti anni di distanza dagli eventi che spinsero alla ricerca forsennata del controllo sulle informazioni, il capitalismo della sorveglianza continua a fare il proprio comodo senza molti ostacoli, soprattutto negli Stati Uniti? In questi anni migliaia di eventi istituzionali hanno normalizzato le sue pratiche facendole apparire necessarie e inevitabili: la scoperta del surplus comportamentale e il conseguente accumulo di dati e capitali, la proliferazione di dispositivi e servizi, l’integrazione dei flussi di dati, e l’istituzionalizzazione dei futuri mercati del comportamento umano. Tutto questo, però, non significa che dovremo soccombere a questa fallacia e interpretare il successo del capitalismo della sorveglianza come un segno del fatto che sia positivo o inevitabile.

Ci troviamo forse di fronte a una seria minaccia per le garanzie costituzionali e alla violazione dei fondamentali diritti umani?

Ma questo ci porta ad aver fiducia nel futuro? Tutto è nelle mani del lettore o di chi ha deciso di muovere importanti passi verso una profonda revisione del comportamento umano e della sua necessaria spiritualità basata sul connubio giustizia-buon senso.

Cosa ne pensa il nostro giovane studente alle prese con la materia oscura che non gli fa tornare i conti sulla sua simulazione sull’evoluzione delle galassie?

Intanto osserva la pubblicità di diversi modelli di scarpe da trekking, che aveva deciso di acquistare.

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