La mia scuola al tempo del Covid

La mia scuola al tempo del Covid

Dopo mesi di Didattica a Distanza, gli alunni di scuola primaria tornano sui banchi di scuola. Quali erano le loro aspettative? Come vivono le regole e le limitazioni dettate dalla pandemia? Nell’elaborazione dei loro pensieri, i bambini di una scuola primaria del centro Italia, ci regalano i loro vissuti emotivi.

 

“Siamo ai tempi del Coronavirus e io, come tutti i bambini della mia età, vado a scuola. È strano perché le regole non sono le stesse di prima. ‘Ci dobbiamo abituare’, dicono le mamme. La mensa è molto diversa da prima e abbiamo i banchi a due. Per il resto è tutto uguale, a parte che non si può parlare e, se proprio devi farlo, devi mettere la mascherina. Poi in classe, quando ci si alza, bisogna sempre tenere la mascherina, mentre al banco no, quindi almeno si respira. La mattina, anche se ci sono 5˚C, bisogna tenere la finestra aperta e, proprio io che ci sono accanto, se mi ammalo sono guai!!”

“Il 14 settembre 2020 è stato il primo giorno di scuola. Era un giorno speciale perché non ci vedevamo da marzo.”

“È stato un giorno di scuola speciale perché non ci vedevamo da sette mesi, poi sono entrato con la mascherina e ho visto i miei compagni.”

“Il 14 settembre è stato un giorno speciale. Sono tornata a scuola, però il rientro è stato un po’ strano. Non possiamo toccarci, dobbiamo stare a distanza e dobbiamo indossare la mascherina.”

“Le regole nuove sono: mettersi la mascherina quando ci si alza, mettersi l’amuchina quando tocchiamo qualcosa. Ognuno deve avere la propria amuchina, dobbiamo avere due mascherine, tra queste, una di ricambio, non si può giocare con le altre classi e non ci si può toccare.”

“Stare senza mascherina al banco penso che sia una cosa buona, perché non potevamo stare sempre con la mascherina!”

“La regola che si studia sui fogli è una bomba (smile face), invece quella di ‘niente gite’ mi ha fatto rattristare moltissimo (sad face) … Il Covid governa la scuola.”

“Al mare e al parco è molto diverso dalla scuola perché puoi giocare con altri bambini e non devi indossare la mascherina. Purtroppo non è stato possibile fare gite o progetti.”

“A differenza del parco o del mare, è cambiata la scuola: abbiamo la mascherina e andiamo in bagno due alla volta. Negli altri posti non è cambiato nulla e non capisco perché.”

“Una cosa che speravo ci fosse nella classe sono i banchi a rotelle perché così si potevano fare gli autoscontri … al mare non serviva la mascherina, ci si poteva abbracciare e stare insieme come prima.”

“Quando le maestre hanno detto che non si poteva fare il progetto di scacchi … mi sono dispiaciuto.”

“Ginnastica per fortuna si può fare. Solo a distanza e senza fare giochi di gruppo. Poi a ricreazione non si può giocare quasi a nulla, praticamente si può solo chiacchierare.”

“Le regole nuove non mi piacciono troppo perché non si fanno più i giochi di prima.”

“Quando ti alzi devi metterti sempre la mascherina, anche quando vai a buttare una cosa e quando entri in classe ti devi sempre igienizzare le mani.”

“Non mi piace che quando si va in giardino si debba mettere la mascherina anche quando si corre.”

“Non si può parlare senza mascherina. Lo stesso a mensa. C’è lo scotch (nastro adesivo) in terra per la distanza. In giardino si deve tenere la mascherina. Insomma, mi sembra un carcere!”

“A mensa non si può più fare il bis come lo scorso anno. In giardino per correre e fare tutto ci vuole la mascherina, poi le strisce sul pavimento sono gialle e nere per dividere. A me sembra come un carcere.”

“Secondo me la mensa è brutta perché non si può parlare e poi mettono il formaggio nella pasta senza che tu lo chieda. Il giardino può essere bello ma dobbiamo indossare la mascherina e quindi non mi piace. Il Covid fa schifo!”

“Le nuove regole sono strane! A mensa siamo a distanza e non si può parlare e per terra c’è lo scotch. MI SEMBRA DI ESSERE AI TEMPI DELLA ‘PESTE’.”

“Per me questa non è più scuola, è carcere e adesso vi dico una regola stupida: in giardino bisogna tenere la mascherina. Cioè, ma se siamo all’aperto?! E poi in mensa, anche se siamo a un metro di distanza!”

“I progetti mi piacevano tanto. Per non parlare delle gite! Ne volevo fare un milione ma non si può.”

“A mensa non si può parlare e questa cosa non mi piace affatto. In giardino si può stare solo con la mascherina. Poi nel corridoio c’è un nastro della polizia da tutte le parti, anche nella nostra classe. E quando l’ho visto, mi sono detto: ‘manco fossimo nel periodo della peste’.”

“Quello che non mi piace del giardino è che si deve correre con la mascherina e non ci si può toccare. A me sembra di essere nel 1600.”

“La mensa è molto severa. Sembra la mensa delle prigioni. Puoi avere una sola porzione, si può parlare solo con la mascherina. Per non parlare del nastro … Sembra che c’è stato un omicidio e in giardino con la mascherina è una sofferenza. Una volta mi è mancato il fiato.”

“Sogno che il virus passi e penso anche: vai che vinceremo contro questa pandemia insieme e saremo felici!”

“In giardino non ci possiamo levare la mascherina e, visto che noi si corre, si soffoca dal caldo. Ma c’è una cosa che mi piace, sono le strisce gialle e nere che non ci fanno passare. Mi sembra di essere degli schiavi.”

“Il mio pensiero sulla mensa è cattivissimo. Non mi piace la mensa, non c’è nulla di bello. Nel giardino ancora peggio, sempre queste maschere. Il nastro in terra è orribile.”

“A mensa non possiamo prendere una seconda portata, per non parlare poi che mettono il parmigiano anche se uno non lo vuole. In giardino ora bisogna tenere la mascherina anche se si sta a distanza e detesto questa regola. La nostra classe sembra un carcere perché c’è un nastro adesivo che sembra quello delle scene del crimine.”

“A me dispiace molto che non c’è più un tavolo grosso che ci si sta tutti insieme.”

“Delle mascherine non mi piace nulla perché si usano sempre. Sembra di essere nei peggiori tempi.”

Nel riportare i pensieri dei bambini, ho cercato di correggere il meno possibile il lessico e la grammatica. I bambini sono spontanei e hanno vissuto questo lavoro come una libera espressione del loro pensiero, come è giusto che sia. Se qualcuno, leggendo questo articolo, pensa che, come docente, avrei dovuto rassicurare maggiormente i miei alunni e far loro vedere il lato positivo delle restrizioni dovute alle misure di sicurezza, allora è proprio fuori strada. I bambini non hanno paura e, nonostante l’atmosfera inquietante della scuola al tempo del Covid, riescono a divertirsi e ridere anche di ciò che detestano. Il loro vissuto, nascosto dalla voglia di giocare e dalle loro risate, deve però trovare una voce ed essere espresso senza remore. Senza un adulto che lo castra dicendo “Sono regole necessarie e perciò buone”. Perché i bambini sono molto influenzabili e pronti a dire ciò che pensano che gli adulti di riferimento vogliano sentire. Quando uno di loro ha commentato spontaneamente "sembra di essere ai tempi della peste", tutti hanno avuto qualcosa da dire. Senza la paura di essere brontolati. Senza il timore di fare affermazioni discutibili. Come adulti, genitori e insegnanti, abbiamo il dovere di lasciar liberi i bambini di mettere in parole le emozioni che sentono dentro. La scuola ha il compito di formare menti libere non burattini. Nel frattempo, in classe, troviamo lo spazio per ballare ‘Jerusalema’. Ovviamente, rispettando il distanziamento!

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