La società 5G

La società 5G

Durante il lockdown abbiamo benedetto il web per la facilità con cui ci permetteva di mantenere i contatti con amici e parenti. La polemica sull’installazione delle antenne 5G ha diviso l’opinione pubblica. Quanto può essere dannoso il campo elettromagnetico originato dall’incremento di tali antenne sul territorio? E, più importante, esistono studi scientifici che forniscono dati conclusivi alla popolazione?

Internet, una delle forze che al giorno d’oggi muovono il mondo. Grazie al web la comunicazione non ha più conosciuto frontiere, dai semplici SMS tra amici alle riunioni dei ‘grandi’ della Terra. Tutto ciò è oggi possibile grazie a una rete di infrastrutture che permette il giusto equilibrio e la giusta velocità di scambio dati tra miliardi di apparecchi elettronici (dai cellulari ai PC, dai tablet alle nostre tv, ormai anch’esse ‘collegate’).

Internet ci ha accompagnati anche durante questo “duro” periodo per la nostra società, messa in ginocchio dal coronavirus, che ha portato a lunghi lockdown in tutto il mondo. Senza una connessione web non avremmo potuto vedere molti dei nostri amici e parenti.

Nonostante i benefici nella comunicazione, è nata una campagna contro la costruzione di nuove antenne più potenti, denominate “5G”. Il progetto a livello mondiale include l’aumento di tali antenne sul territorio, al fine di potenziare il segnale e aumentare la velocità di connessione. Malgrado gli studi sugli effetti del 5G, a breve e lungo termine, non siano ancora conclusi, l’Istituto Superiore della Sanità già afferma che il 5G non comporta alcun rischio per l’uomo e gli altri esseri viventi che popolano il pianeta.

L’installazione di una rete di antenne 5G avrà o non avrà effetti dannosi per la salute?

La questione appare molto controversa.

Come evidenzia il comunicato dell’Associazione ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente), rivolto al Presidente del Consiglio dei Ministri dall’avvocato Saltalamacchia, il timore più grande riguarda l’aumento del campo magnetico e l’emissione di onde e microonde da esse creato. Infatti, si sospetta un aumento di casi di tumori e altre patologie, nel caso di una massiccia diffusione di tali antenne. Nonostante siano già stati presentati diversi documenti e petizioni da parte di medici e scienziati, tra cui la petizione “EMF Call” nel 2018, il parere del Comitato Tecnico Scientifico sui Rischi Sanitari Ambientali ed Emergenti (SCHEER) della Comunità Europea a gennaio 2019, l’Istituto Superiore della Sanità rassicura la popolazione, dicendo che queste antenne non hanno una tale portata di microonde e onde, dato che arrivano a una potenza massima di soli 300GHz. Sempre l’ISS rassicura la popolazione sul fatto che più antenne vi saranno, minore sarà la loro potenza, dato che dovranno coprire molto meno spazio,perché accompagnate subito dalla portata di altre antenne nelle vicinanze. (ISS, 28 aprile 2020 di Alessandro Polichetti).

Il periodo di lockdown, che tutti noi abbiamo vissuto e che ancora incombe sulle nostre teste come una spada di Damocle, ci ha fatto comprendere quanto sia importante poter continuare a comunicare con chi, come noi, era in quarantena. Certo, in caso di un massiccio utilizzo, le ormai “vecchie” infrastrutture dimostrano di non essere più in grado di reggere il peso di tanti apparecchi elettronici, collegati a un’unica grande rete. 

In Italia, almeno inizialmente, i timori della popolazione erano stati ascoltati e alcuni sindaci (come il sindaco di Messina e il sindaco di Grosseto) avevano deciso di chiudere le porte alle antenne 5G, dichiarando che il loro gesto era un atto in difesa della popolazione, basato sui timori e i dubbi sulla sicurezza dei 5G. Il governo ha deciso di togliere questo potere decisionale ai sindaci. Con il decreto Cura Italia, all’articolo 82, l’Italia opta per l’aumento della tecnologia, dando praticamente carta bianca agli operatori delle telecomunicazioni. Il Decreto Semplificazioni, come si legge in un articolo del 2 luglio 2020 su Repubblica,  va a togliere ai Comuni la possibilità di adottare un regolamento che minimizzi l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici e va a snellire i processi di installazione degli impianti. L’obiettivo dichiarato è  mettersi alla pari di altri stati europei, che già da tempo ospitano le antenne 5G. L’Associazione Medici per l’Ambiente Italia commenta la scelta del governo con parole che vanno anche oltre la sicurezza per la salute e vanno ad abbracciare questioni etiche legate ai valori di democrazia.

“La nostra preoccupazione è che, grazie a tale autorizzazione, si stia concedendo alle multinazionali delle telecomunicazioni un potere quasi illimitato, che porterà all’implementazione della tecnologia 5G”. Caterina Lenti, in un articolo apparso su Ambientebio il 21 aprile 2020, sottolinea sulla base del comunicato ISDE Italia, che il potere delle multinazionali potrebbe tradursi nell’acquisto di terreni a prezzo svalutato per farne basi per la costruzione delle loro infrastrutture e richiama di nuovo l’attenzione sulla necessità di non promuovere la tecnologia 5G, fintanto che non esisteranno studi esaurienti, che dimostrino la mancanza di pericolosità per la salute umana, animale e dell’ambiente.

Esiste davvero la possibilità che si arrivi, anche con l’aiuto delle forze dell’ordine, a costruire sopra i nostri tetti, senza permettere al proprietario di protestare? 

Corriamo il rischio di ritrovarci in un incubo orwelliano?

La questione è ancora aperta. Il funzionamento e gli effetti sulla salute delle onde e delle microonde, la vera forza di queste antenne, la potenza del campo elettromagnetico che si verrebbe a creare sono aspetti non ancora chiari. Insomma, paure, dubbi e timori, che si agitano nelle menti di molti di noi. 

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