Incontro al futuro

Incontro al futuro

Di fronte ad un'esperienza mai vissuta, la paura del futuro, il bisogno del controllo, possono essere accompagnati dalla curiosità, dal coinvolgimento, per poter tirare fuori l'energia per affrontare il pericolo, piuttosto che subirlo.

 

L’incertezza è forse il concetto più adatto al periodo che stiamo vivendo.

Infatti da più parti si sente dire che questa è un’esperienza mai vissuta prima, che le cose non saranno più le stesse. C’è chi dice che si tratta di un complotto internazionale, chi parla di un’esperienza di laboratorio sfuggita al controllo, addirittura un premio Nobel ha fatto dichiarazioni forti, che altri hanno smentito.

Sicuramente è accaduto qualcosa di drammatico e potente, per la prima volta abbiamo assistito ad un evento che ha coinvolto tutto il mondo e l’aspetto centrale di ciò che stiamo vivendo è sicuramente l’incertezza. 

Non sappiamo rispondere a quali siano le cause, cosa sia veramente questa pandemia, cosa faremo poi, cosa succederà quando si tornerà ad andare in giro, a livello locale e mondiale. 

L’incertezza riguarda sempre il futuro, ciò che è davanti a noi,  che deve ancora arrivare.

Normalmente ce lo immaginiamo proiettando  il presente, lo rendiamo prevedibile prendendoci degli impegni, legandoci a promesse, per generare isole di prevedibilità, in un futuro che altrimenti genererebbe ansia, che  è una forma di paura che nasce dal tentativo di controllare ciò che non conosciamo. 

Gli essere umani hanno messo in atto diverse strategie per controllare il futuro: la magia, oggi fortemente messa in crisi della religione e della scienza; la religione: le tre principali religioni monoteiste hanno sviluppato un controllo del presente, per cercare di garantire un futuro desiderabile. E il tempo da controllare era posto dopo la morte, in un futuro lontano. 

La scienza, che osserva il mondo, fornendo risposte e la tecnologia che le applica, hanno avuto uno sviluppo impressionante negli ultimi cent’anni.

Eravamo convinti che la scienza avrebbe risolto i nostri problemi, ma anche questa fede è stata messa in crisi dalla post modernità, con la frammentazione del mondo, il terrorismo internazionale, i cambiamenti climatici, le guerre, i flussi migratori, le malattie, che si stanno proponendo con una virulenza, mai sperimentata prima.

L’incertezza si ripresenta, mettendo in crisi la fede nella scienza. 

Lo strumento che noi abbiamo applicato per cercare di diminuire l’incertezza, la paura di un futuro sconosciuto e minaccioso, è stato quello di aumentare il controllo sulla nostra vita e sul nostro ambiente.

Ma il controllo è uno strumento che è nato per agire sul passato, non sul futuro.

Può essere utilizzato per controllare i dati, gli eventi del passato e quello che stiamo facendo.

Finché infatti si controlla il passato  può risultare relativamente efficace, mentre se si cerca di controllare il presente, già diventa più complicato, perché ad esso si aggiunge una parte di futuro, che si presenta in modo inaspettato.

Ancor più difficile risulta controllare il futuro, rispetto a cui si possono fare calcoli probabilistici, ma non siamo in grado di dire cose certe. 

Infatti la realtà, essendo realtà vissuta, si sposta da una certezza a un’incertezza legata al futuro, quello che devi ancora vivere.

A guardar bene solo i dati si avvicinano alla certezza e gli oggetti sono dati, mentre le esperienze non sono dati e non diventano mai dati certi, in quanto si trasformano nella rivisitazione, che nel tempo ne facciamo.

Molti hanno detto che questo virus è stato un’esperienza traumatica, ma forse lo è stata per coloro che hanno perso i parenti e non li hanno più rivisti, ma per la maggioranza più che un trauma, è stata  un’esperienza più simile a una guerra; anche se il nemico era ed è invisibile, non possiamo pensare di sconfiggerlo, eliminarlo, piuttosto forse dobbiamo imparare a conviverci, diventare poco interessanti per lui. 

Le guerre sconvolgono le economie, le società e dopo la guerra c’è da ricostruire: è un momento in cui bisogna tirare fuori la creatività, in cui si aprono nuove possibilità.

Cosa possiamo utilizzare per avere meno paura del futuro e non aver bisogno del controllo?

Possiamo attivare un processo attraverso il quale rendiamo la situazione che stiamo vivendo il terreno della nostra esplorazione,  sviluppiamo la nostra capacità creativa, consideriamo l’incertezza un fenomeno esplorabile, attraverso le nostre capacità intuitive, non attraverso il controllo.

Possiamo mettere in atto misure per non farci contaminare, ma non possiamo rifiutare questa esperienza e dobbiamo trovare il modo per “assimilarla”, diventando  curiosi di quello che sta succedendo, non subendo, ma divenendo attori, cercando il sostegno ambientale e influenzando l’ambiente intorno a noi. 

Non si tratta di abbandonare del tutto il controllo, una percentuale di ansia di fronte a qualcosa di pericoloso è sana, ma attivare la curiosità, il coinvolgimento, “l’eccitazione”, ci aiuta a tirar fuori l’energia per affrontare il pericolo.

Inoltre non sono gli altri esseri umani il pericolo, ce ne rendiamo conto perché ci mancano e cerchiamo di ricreare l’incontro  sul web, ma il virus, che ancora non sappiamo come “assimilare” e siamo assolutamente chiamati a farlo.

 

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