La vita, il lavoro e le relazioni al tempo della pandemia

La vita, il lavoro e le relazioni al tempo della pandemia

L’inizio della ‘Fase 2’ è segnato dalla minaccia di una profonda crisi economica e sociale. Una nuova Grande Depressione. È questa la prospettiva nell’immediato futuro? Le nuove sfide in am-bito lavorativo e relazionale ci chiamano a fare appello a due qualità umane imprescindibili: la creatività e l’empatia

 

Il COVID-19 si è abbattuto sulla vita di tutti noi come uno tsunami, sconvolgendo le nostre routines e minando le nostre certezze. Nonostante il rischio di una pandemia su scala mondiale fosse da molto tempo riconosciuto come reale da scienziati e virologi, per la persona comune che ogni giorno si reca al lavoro, si cura della propria famiglia,  costruisce e mantiene relazioni sociali è accaduto l’impensabile. Dopo la frastornazione iniziale e la crescente paura del contagio, della malattia e della morte, adesso sembra iniziare una nuova fase. La fatidica ‘fase 2’, che tutti sembrano attendere con trepidazione come la ‘fine della quarantena’, ci pone davanti a problematiche importanti e, in diversi casi, estreme.

Gli economisti parlano di una crisi economica pari alla ‘grande depressione’ del 1929. Non si può negare che i primi effetti non si siano già assaporati. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha stimato una perdita di circa 25 milioni di posti di lavoro nel mondo come diretta conseguenza del COVID-19 (“COVID-19 e il mondo del lavoro: impatto e risposte”). L’OIL  ha previsto che la disoccupazione globale potrebbe avere un incremento di 5,3 milioni, in caso di crisi a basso impatto, mentre un impatto ‘medio - alto’ vedrebbe innalzare il numero dei disoccupati  a 24,7 milioni, cifra che andrebbe a incrementare le fila dei 188 milioni di senza-lavoro registrati nel 2019. L’aumentare della disoccupazione e della sottoccupazione  sta avendo e avrà, come sottolinea il Direttore Generale dell’OIL, Guy Ryder, “un enorme impatto sulla vita delle persone”. Il rischio è l’effetto domino. L’incremento della povertà e del basso reddito non tocca solo chi ne è direttamente colpito, ma anche chi basa il suo lavoro sui servizi alle persone: commercianti, ristoratori e liberi professionisti. A loro volta anche le aziende produttrici ricevono una domanda di beni significativamente inferiore. Il risultato è l’innestarsi di un circolo vizioso in cui il capitale non circola a causa della povertà, la produzione di beni e servizi cala a causa della scarsa domanda, creando ancora maggiore povertà. Inevitabilmente, a ogni giro di spirale, si creano disoccupazione, sottoccupazione e nuovi poveri.

Se tu, lettore, sei arrivato fino a questo punto, forse ti chiederai se le parole che hai letto non stiano dipingendo una visione troppo pessimista. Allora ti invito a continuare a leggere, perché non è finita qui. Pensiamo alle relazioni, quella rete sociale fonte di senso di appartenenza a un gruppo, che ha permesso all’Homo Sapiens di lottare per la sopravvivenza e arrivare fino a oggi. Come siamo chiamati a vivere le relazioni? Il contatto, il calore della presenza di un altro essere umano, perdono la loro intensità a 1,80 m di distanza e guardando un volto nascosto dalla mascherina, o anche attraverso uno schermo. La possibilità di creare nuove relazioni o di approfondire quelle già esistenti non è più limitata soltanto da eventuali timidezze del carattere. I legami si formano sì comunicando con le parole, ma anche e soprattutto condividendo esperienze. Due umani ridono insieme per una scena divertente che notano nello stesso momento, si siedono a un tavolo in un locale e scoprono di avere gli stessi gusti, si lasciano andare ballando a un ritmo che li coinvolge. Ecco, in questi momenti e in molti altri, due anime si toccano, si crea sintonia, un filo che unisce.

Questo scenario di grave crisi economica e di forte limitazione in ambito relazionale ci porta a considerare un’altra caratteristica del DNA umano: una grande capacità di adattamento. Il cervello del sapiens è capace di creare grandi soluzioni per sopravvivere al peggio. L’unica specie Homo che ha sconfitto le prove dell’evoluzione siamo proprio noi, i sapiens. I grandi cambiamenti richiedono nuove soluzioni e nuovi occhi con i quali guardare il mondo. Quali sono le risorse alle quali siamo chiamati a fare appello? Questa è la domanda da porsi. In primo luogo il nuovo mondo che ci aspetta ci impone di essere creativi, di rompere gli schemi abituali del nostro pensiero e comportamento e ricercare attivamente le opportunità. In ogni situazione, anche la più disperata, e i grandi della storia ce lo insegnano, esiste sempre un’opportunità da cogliere. Quando accendiamo la luce nelle nostre case, pensiamo a Thomas Edison e ai suoi mille tentativi prima che la sua invenzione, la lampadina, riuscisse a funzionare. Lasciamo che la nostra mente contempli l’impossibile ascoltando le melodie composte da Beethoven a dispetto della sua sordità. Lanciamo uno sguardo sulla vita di Helen Keller (1880-1968), muta, sorda e cieca dalla nascita, che è riuscita a diventare un’attivista sociale e scrittrice di fama mondiale,  in un momento storico non del tutto favorevole ad acclamare i successi del genere femminile. La Keller era donna ed era disabile, ma la sua anima era quella di un guerriero. Ha dimostrato con la sua stessa vita di essere all’altezza delle sue parole:“Il nostro peggior nemico non è una sorte avversa ma uno spirito vacillante”. La creatività e la perseveranza creano nuove epoche, cambiano la storia e poi diventano la normalità. Dalla farina al pane, dalla ruota alla bussola, dal calendario alla scrittura la creatività umana ha saputo dar risposta alle esigenze di tutti. Sorvolando le invenzioni dei grandi ‘geni’, arriviamo a un’apparentemente semplice innovazione, il pancarré, nato nel 1928 da un’idea di Otto Rohwedder, un gioielliere (non un fornaio) che amava la precisione! La creatività non è quindi una prerogativa degli artisti come comunemente si tende a credere, ma sta nel patrimonio genetico dell’umanità. Il coronavirus, questo spettro che ha messo in ginocchio il mondo intero, può diventare quella ‘sveglia’ di cui l’uomo moderno aveva bisogno per uscire dal suo torpore e trovare risorse e potenzialità nascoste, sia come individui che come specie.

Se per fronteggiare una crisi economica è necessario reinventarsi e sviluppare un pensiero divergente, la necessità di essere nuovi si fa sentire anche nell’altra sfera della vita che la pandemia ha toccato profondamente: le relazioni umane. Se prima il legame si costruiva condividendo esperienze, per così dire, ravvicinate, adesso diventa urgente approcciarsi in modo nuovo, almeno nelle prime fasi di un rapporto, sia esso di amicizia o sentimentale. I social e le videochiamate, da strumento complementare alla frequentazione, diventano gli unici canali di incontro. Che cosa può sostituire il vivere insieme momenti divertenti o romantici, in modo tale da ampliare le possibilità fornite dallo schermo? La risorsa da ricercare, allenare e sviluppare diventa la capacità di entrare in  contatto con lo spazio interiore proprio e dell’altro. Questa abilità, che si esprime con il saper ascoltare e il sapersi raccontare, origina dall’empatia. Lo scambio da un’interiorità all’altra crea, se sincero, una specie di ‘danza’ simile al movimento di un’onda che va a lambire una sponda sconosciuta per poi ritrarsi, portando con sé dei piccoli granelli di quella stessa sponda. La sponda non sarà più la stessa e neanche l’onda, l’una arricchita e modificata dall’altra in un reciproco scambio.

Bibliografia

Organizzazione Internazionale del Lavoro (2020) COVID-19 e il mondo del lavoro: impatto e risposte. www.ilo.org

Commenti offerti da CComment