Empatia e leadership: una prerogativa umana?

Empatia e leadership: una prerogativa umana?

L’empatia, la capacità di entrare in risonanza emotiva con i membri del proprio team, è la sorgente dei comportamenti che distinguono una leadership efficace e positiva. Altruismo, equità, solidarietà, flessibilità e senso di responsabilità trova-no il loro fondamento proprio nella capacità di sintonizzarsi con gli altri sul pia-no emotivo. Il regno animale ci offre preziose lezioni sulla vera natura della leadership.

 

Il re tiranno Serse scende dal trono e, con andamento maestoso, si avvicina al re di Sparta, Leonida, esortandolo ad arrendersi e a unirsi a lui. Il cuore di Leonida non vacilla di fronte all’offerta di ricchezza e potere, né davanti alle minacce di morte e distruzione. Serse, emblema dell’oppressione e del desiderio di dominio, mette in campo le uniche strategie che conosce per guadagnarsi la collaborazione degli altri: la corruzione e la paura. Per un guerriero indomito, radicato in un supremo senso di giustizia e devoto al suo popolo, le manipolazioni di Serse non hanno alcun significato. Alle parole “Ucciderei con gioia ognuno dei miei uomini per la vittoria”, pronunciate dal tiranno, Leonida risponde “E io morirei per ognuno dei miei”.

Questa indimenticabile scena, tratta dal film 300, mette in luce ciò che contraddistingue un vero leader. Gli animi degli spettatori si accendono alle parole di Leonida, ne sono conquistati e, in cuor loro, sarebbero pronti a seguirlo. Quali sono, dunque, le qualità di un leader? Che cosa fa sì che i membri di un gruppo sociale riconoscano uno di loro come guida per l’intero gruppo?

Dire che uno guida e gli altri seguono appare estremamente riduttivo. Sarebbe una fatica enorme per un leader essere l’unico che ‘tira la carretta’. Che sia il manager di un’azienda, un capo di Stato o il leader di un qualsiasi tipo di gruppo sociale, chi guida ha il compito primario di ispirare, coinvolgere e motivare il gruppo verso la realizzazione di un bene comune. Un leader sa muovere gli animi, una capacità questa che riguarda la sfera emotiva. Entrare in risonanza con lo stato emotivo e i bisogni dei membri del proprio gruppo è fondamentale per alimentare il livello di motivazione e riuscire a far sì che la propria vision sia spontaneamente condivisa da ogni membro del team. Sono questi presupposti a costituire il primo passo perché individui diversi si sentano protagonisti nel perseguire un fine comune.

Affermare che il punto di partenza di ogni leadership è la capacità di entrare in risonanza emotiva con i membri del proprio gruppo, significa riconoscere l’empatia come qualità primaria in un leader. Molti altri aspetti di una leadership vincente e positiva appaiono discendere proprio dalla capacità di provare empatia. La solidarietà, l’equità e il senso di responsabilità nascono dal sentire l’altro. Il leader è colui che dà l’esempio e che, come Leonida, non teme di uscire allo scoperto per il bene delle persone che hanno scelto di seguirlo. L’azione altruistica, messa in atto per il bene del gruppo, crea quella fiducia che permette ai membri di un team di continuare a sostenere il leader anche nei momenti di crisi. Osservando il leader, condividendone lo scopo e il senso di responsabilità, i membri del gruppo sentono di essere loro stessi leader. Non si tratta quindi di obbedire o seguire, ma di agire insieme.

Empatia, solidarietà, equità, altruismo e senso di responsabilità, possono essere definite qualità innate negli esseri umani. Sono queste doti una prerogativa dell’homo sapiens e, quindi, una recente conquista evolutiva o ne troviamo esempi anche in altre specie animali? Il ‘gene egoista’, rivolto alla riproduzione e alla trasmissione dei propri caratteri, è il solo motore di un comportamento animale basato sulla sopravvivenza del più ‘adatto’?

I fondamenti della leadership: cronache dal mondo degli animali

Il termine tedesco per empatia, einfühlung, significa “sentire dentro” e l’equivalente greco empatheia rimanda a “patire una forte affezione o passione”. Sentire le emozioni degli altri come se fossero le nostre, nella gioia e nel dolore. L’empatia e tutti i comportamenti e i sentimenti che ne derivano sembrano non essere di esclusivo appannaggio degli umani. Dando uno sguardo al regno animale, troviamo numerosi esempi di condivisione empatica, solidarietà, equità, senso di responsabilità per il gruppo sociale di appartenenza e altruismo.

Sentire il dolore per la perdita di un membro del gruppo e condividere questo dolore con gli altri. Delfini, elefanti e scimpanzé mostrano di avere un senso del lutto e lo esprimono in ‘rituali’, che ricalcano quelli celebrati dagli esseri umani. Una femmina di delfino che trasporta sul dorso il corpo del suo piccolo morto da giorni, tenendolo vicino alla superficie dell’acqua come se volesse permettergli di respirare. Altri delfini si radunano e nuotano intorno alla femmina in lutto. Gli elefanti vegliano il corpo di un membro del gruppo, toccandolo a turno con la proboscide. Alla morte di Dorothy, una femmina di scimpanzé molto popolare all’interno del suo gruppo, gli altri scimpanzé si radunano in silenzio e osservano, abbracciandosi, passare il corpo di Dorothy, mentre viene trasportato al luogo di sepoltura.

Comportamenti altruistici che comportano il sacrificio di sé. L’altruismo, se disinteressato, appare andare contro i fondamenti della teoria dell’evoluzione. L’azione che mette a repentaglio la propria vita, e quindi la possibilità di passare i propri geni alla prole, dovrebbe essere sconosciuta agli animali, se questi fossero governati solo da un istinto cieco per la sopravvivenza. Sacrificarsi per un altro individuo ha infatti l’effetto opposto: aumentare i discendenti di un altro animale invece che i propri, esponendosi a un rischio evitabile. Tali comportamenti sono stati riscontrati nelle specie organizzate in gruppi sociali. I delfini aiutano i conspecifici in difficoltà, trasportandoli in superficie per permettere loro di respirare; ma sono riportati anche casi di gruppi di delfini che hanno protetto nuotatori umani dagli attacchi degli squali. Nei branchi di bufali, quando un membro del branco è attaccato da un leone, tutto il gruppo si schiera contro il predatore. Nelle marmotte, manguste e suricati assistiamo a un vero e proprio comportamento di sentinella. All’interno del gruppo, chi svolge il ruolo di sentinella, si mette in un punto rialzato e, in posizione eretta, controlla la zona circostante per la presenza di eventuali minacce. All’avvicinarsi di un predatore emette forti vocalizzi per allertare il gruppo, dando modo agli altri di mettersi in salvo, ma esponendo se stesso all’aggressione del predatore.

Percezione della giustizia e dell’equità. In un setting sperimentale degli anni ‘60, i macachi impararono velocemente a tirare una catena per ricevere del cibo. Quando, al tirare della catena, il soggetto riceveva il cibo come ricompensa, ma un compagno riceveva una scossa elettrica, il cibo cessò di essere un incentivo. I macachi impiegati nell’esperimento non solo smisero di tirare la catena, ma si rifiutarono di collaborare con lo sperimentatore anche nei giorni successivi. In studi più recenti sui bonobo, è stato registrato un analogo rifiuto delle ricompense in cibo. Quando la quantità di latte e miele era eccessiva per un individuo e agli altri membri del gruppo non veniva dato niente, il soggetto rifiutava il cibo finché anche i compagni non ricevevano la loro porzione.

La solidarietà contraddistingue il leader. La percezione dei sentimenti e dei bisogni dell’altro si traduce nel forte desiderio di fare ciò che è necessario per alleviarne il disagio. L’espressione della solidarietà attraverso il contatto fisico consolatorio è tipicamente riportato nelle scimmie antropomorfe. Risolvere i problemi del gruppo legati alla sopravvivenza e al benessere del gruppo stesso è, di fatto, il ruolo dei leader nelle specie sociali. La leadership, in questi gruppi, non è sinonimo di ‘dominanza’ ma riguarda più la necessità di reperire risorse, difendere il gruppo dai predatori e sedare i conflitti interni. Nei branchi familiari di cavalli è di solito la femmina alfa a mostrare la strada per le risorse, come acqua e cibo, e a dirigere le attività di mantenimento, cioè il mangiare, il dormire e il muoversi. Il maschio alfa interviene quando il branco è minacciato. Il cambiamento di leadership a seconda delle situazioni indica un’altra caratteristica di una leadership efficace: la flessibilità. Un leader flessibile sa delegare, dare compiti e riconoscere le capacità altrui. In una leadership condivisa, non verticistica, ma circolare e orientata al bene del gruppo, rispettare i ruoli più adatti alle diverse situazioni diventa fondamentale. Nelle oche selvatiche in formazione a V, durante la migrazione, quando il leader all’apice della V si stanca, un altro prende il suo posto alla guida. Nei lupi tutto il branco lavora per tutelare ogni membro. Mentre la coppia alfa è leader di tutto il branco, i beta collaborano guidando i membri di medio livello sociale e gli omega hanno il compito di promuovere il gioco e mediare le lotte interne.

In alcune specie sociali come le iene, le orche, gli elefanti e i bonobo la norma è la leadership femminile. Sono di solito le femmine mature che prendono il comando, mettendo al servizio del gruppo la loro esperienza nel pianificare gli spostamenti, ridurre le tensioni e reperire il cibo. In definitiva, il messaggio che ci arriva dal mondo degli animali è che la natura della leadership è in primis di utilità sociale, orientata ad aumentare le possibilità di sopravvivenza del gruppo e basata sul bene comune. Il desiderio di dominare gli altri, di pensare solo al proprio guadagno o il fare l’interesse di pochi privilegiati a discapito del bene di tutti non ha niente a che vedere con la leadership. A questa riflessione ci portano gli esempi osservati negli animali sociali, che appaiono più istintivamente orientati a lavorare per il buon andamento del loro gruppo. La stessa riflessione deriva dal dialogo tra Leonida e Serse nel film 300. Siamo partiti dall’empatia come sorgente e fondamento di una leadership positiva ed efficace, dalla quale scaturiscono tutti quei comportamenti che caratterizzano un vero leader. Un leader della gente. Un  leader, che antepone al proprio bene, il bene del team. Un leader, che proprio perché trova la propria sorgente nell’empatia, è dentro il cuore di ognuno di noi.

Considerando la situazione mondiale, ciò che appare è che non è così scontato che chi si trova in posizioni di comando eserciti una leadership orientata veramente al bene comune. I numerosi esempi di discriminazione, oppressione, iniquità sociale,disparità economica e distruzione ambientale sembrano suggerire che all’opera ci siano anche leader più simili a Serse che a Leonida. Purtroppo essere umani non ci rende automaticamente capaci di provare empatia. Lo psicologo americano Robert Hare, famoso esperto di psicopatia, nel suo libro Snakes in suits (Serpenti in giacca e cravatta), descrive come all’individuo psicopatico sia estranea la capacità di empatizzare con il prossimo. Lo psicopatico riesce abilmente ad assumere il punto di vista altrui, a captare i desideri e i bisogni degli altri, ma usa questa capacità umana esclusivamente a proprio vantaggio. Non si cura delle sofferenze che provoca agli altri, per un motivo molto semplice: non può sentirle. L’empatia può solo simularla. Individui di grandi capacità, ma privi di scrupoli, possono raggiungere posizioni di potere sia in politica che alla guida di grandi aziende e corporation, con conseguenze disastrose. L’anima di tali individui è come quella di Serse e il loro motto è “Ucciderei con gioia ognuno dei miei uomini per la vittoria”.

La leadership per il XXI secolo, una leadership fondata sull’empatia, appartiene a ogni singolo essere umano. Allenare e ascoltare la capacità innata di empatizzare e di sintonizzarci con gli altri umani e con tutti gli esseri viventi del nostro pianeta, diviene il punto dal quale partire per sviluppare comportamenti basati sulla solidarietà, l’equità, la giustizia e il bene di tutti. Allora anche noi, come Leonida, pronunceremo, in cuor nostro, le parole: “E io morirei per ognuno dei miei”.

Bibliografia

  • De Waal, F. (2011) L’età dell’empatia. Lezioni dalla natura per una società più solidale. Garzanti libri s.p.a.: Milano
  • Babiak, P & Hare, Robert (2009) Snakes in suits. Harper Collins

Commenti offerti da CComment