Il pianeta di tutti

Il pianeta di tutti

Vandana Shiva insieme a Kartikey Shiva, scrive un libro attraverso il quale possiamo addentrarci nella visione del mondo basata sulla separazione. Gli esseri umani sono lacerati interiormente, nelle relazioni comunitarie e con il pianeta, perché il pensiero unico del potere mondialista e globalista dell’1 per cento ha impoverito e assoggettato in nuove forme di schiavitù il 99 per cento della popolazione mondiale. A fronte di questo tempo attuale, la sua voce vuole infondere la speranza in una rinascita di libertà, giustizia sociale e interconnessione con la ricchezza del pianeta.

 

“Il pianeta di tutti” è il titolo dell’ultimo libro che vede l’autrice Vandana Shiva, con Kartikey Shiva, impegnata a trovare  risposte a quelle domande sepolte da tempo, che oggi diventano urgenti, non più rimandabili, se vogliamo che la terra e tutte le specie che la abitano non rischino l’estinzione.

Che cos’è vivere ed essere vivi? Che cos’è vivere bene, stare bene?

Che cos’è  la conoscenza ? Che cos’è l’intelligenza?

Che cos’è l’ecologia? Che cos’è  l’economia ?

Che cos’è la libertà? Che cos’è la democrazia?

Che cos’è il nostro futuro?”

Ci invita a tornare su queste domande e, pagina dopo pagina, siamo accompagnati a ideare diversamente a partire dagli scenari oscurantisti che,  capitalismo, tecnologia, un'unica scienza riconosciuta, hanno stabilito, interrompendo il flusso  vitale, che sempre in potenza, spinge la scoperta e la riscoperta di quei paradigmi evolutivi che  rigenerano ogni forma dell’esistente, cercando quelle risposte che affrontano le cause più profonde della crisi che abbiamo di fronte.

Siamo coinvolti a condividere la responsabilità di abitare lo stesso pianeta, abbandonando quelle categorie di pensiero divisive, avide ed accaparratrici, riconoscendo l’integrazione delle  diverse esperienze dell’esistere con la vita pulsante del pianeta e oggi dobbiamo ricercarla all’interno delle fratture provocate nella profondità dell’essere umano e nella storia fatta di miseria, aggressività, morte violenta.

La sua analisi è un atto di accusa: viviamo nell’estraniamento dalla nostra stessa umanità, come conseguenza della brutalità del pensiero dominante, attraverso il quale il suolo, l’acqua, l’agricoltura, la produzione alimentare dell’intero mondo sono stati impoveriti, inquinati e resi tossici. I principi che governano il mondo sono da imputare a quanti la scrittrice definisce l’1%: coloro che, aggirando i sistemi democratici, impongono un unico modello dell’economia, dei saperi e della verità scientifica. Questo UNO che vede un’oligarchia finanziaria, mirante al massimo profitto e che possiede circa quanto la metà più povera dell’umanità, ha distrutto  il pianeta, violandone  i limiti, calpestando  “i diritti delle tante specie viventi che lo abitano, così come i diritti umani e la libertà  di gran parte delle persone”,

L’1 %  si è arrogato il diritto distruttivo  di impadronirsi delle risorse, dei processi, dei sistemi della Terra e delle nostre libertà interconnesse  relegando, con la visione del mondo meccanicistica e riduzionista, “il pensiero scientifico fondato sul riconoscimento della Terra come natura vivente” al rango di non-scienza, dando spazio all’ignoranza ecologica e sociale, mista ad avidità e dominio.

Allo stesso modo, l’1%  ha costruito l’artificiosa narrazione del progresso lineare, senza alcuna conseguenza per le loro azioni, creando una condizione di impunità e di irresponsabilità.

L’autrice ci interpella su quanto decidiamo ora per il futuro e se immaginiamo la fine della partita da giocare, solamente accettando il dominio del potere UNICO del denaro, oppure cercando chiavi interpretative del reale finora trascurate che, partendo da una profonda coscienza individuale, ci consentano di trovare soluzioni divergenti, per poter dare valore a ogni comunità locale, riconoscendone la capacità di rinnovamento culturale e dell’ essere fautrice di legami sociali basati sulla tutela e promozione “delle libertà indivisibili e, con esse, delle nostre diversità minacciate”.

Ci ricorda che il mercato si è intromesso tra noi e la “ricchezza”, parola che, nella sua essenza, definisce la sua portata autentica: la nostra esperienza di benessere, di libertà e di felicità, condivisa col TUTTO.

Ci invita a non dimenticare che il fine della nostra presenza  non può ripiegarsi su se stesso, ma può esaudirsi, ritornando alla dimensione della biodiversità, come realtà naturale che ci insegna a vivere, sviluppando ed esaltando l’interconnessione tra  individui consapevoli di valori, piante, suolo, acqua, culture antiche e  il potere, connaturato nelle donne,  di conservazione  e protezione della comunità, ora che viviamo nell’epoca della sesta estinzione di massa.

"Devono risorgere la vera conoscenza, la vera intelligenza, la vera ricchezza, il vero lavoro, il vero benessere", in modo che le persone possano riacquisire il loro diritto a vivere liberamente, pensare liberamente, respirare liberamente e mangiare liberamente.

Il modello illusorio della crescita economica illimitata, sta mettendo a rischio la sopravvivenza e l’evoluzione  della specie e sta distruggendo la capacità della Terra di garantire il nostro sostentamento.  Incapace di vedere il potenziale della vita, e i diritti dei popoli, questo modello ha effetti distruttivi, inoculando, goccia dopo goccia, la rassegnazione, l’odio e la separazione tra tutti gli enti viventi.

Ma il libro è il suo contributo ad andare controcorrente, ad agire energicamente per quello che gli appartiene  di integro e vero, risvegliandosi alla speranza e alla verità, che si fonda  sulla piena coscienza dell’interconnessione.

L’interconnessione con l’universo, con tutti gli esseri, appartiene alla nostra coscienza, alla voce spirituale che ricerca e progredisce, grazie alle “nostre variegate intelligenze” e alla nostra creatività. “É il punto di confluenza delle nostre ricche e vibranti diversità: biodiversità, diversità culturale, economica, politica, dei saperi” e la compassione sorge in modo naturale dall’empatia e dalla coscienza di tale interconnessione.

Il paradigma implicito, invece, sostenuto dai potenti, da un pensiero autoritario, meccanicistico e riduzionista, in tutti gli ambiti dell’esistere , è la separazione che ha generato l’alienazione di sé, dal proprio potere di auto-organizzarsi, di ricercare le radici profonde dell’auto-miglioramento, che conducono alla riscoperta della  convivenza comune.

La competizione aggressiva ha portato all’annullamento della risonanza con gli altri e con ciò che esiste.

Si è così affievolita la responsabilità e la partecipazione al bene comune, come soggetti liberi che interagiscono con la storia.

Vandana Shiva definisce “architettura intellettuale”, quello che nei secoli dell’era industriale ha separato le persone dalla terra e gli uni dagli altri.

Individua tre grandi separazioni, che hanno portato sul baratro dell’estinzione come specie: la separazione degli umani dalla natura, che divide violentemente  la terra, le sue risorse dai nostri corpi e dalle nostre menti; la separazione degli esseri umani tra loro, secondo criteri di razza, di religione, di genere, di condizione sociale, distruggendo le comunità, brutalizzando gli esclusi e sradicando milioni di persone; la separazione dell’Io dal proprio essere integrale e interconnesso, basata su una falsa idea dell’essere, che si traduce, nei dominatori, in un’avidità sfrenata di potere e, negli oppressi, in paura, insicurezza e odio per l’altro.

Questo libro così ricco di conoscenza che vuole ritrovare la sua eco, ci invita a riflettere sul fatto che oggi, ciò che è in crisi, è proprio il paradigma della separazione, della scissione. Ma questa crisi è la possibilità che abbiamo per riconoscerne la portata e riformulare in modo radicale la visione del mondo.

La speranza di costruire una concezione del reale controcorrente al modello che l’ha determinato, modificando il nostro modo di pensare, con lo sguardo puntato sulla vita nella sua interezza.

Mi tornano alla mente le parole di Gandhi, maestro spirituale e guida politica, che affermava che il nostro pianeta è un luogo di abbondanza, per rispondere alle necessità di tutti, piuttosto che all’avidità di qualcuno, che porta inderogabilmente all’ingiustizia e alla disuguaglianza.

Bibliografia

  • Shiva, V. & Shiva, K. (2019), Il pianeta di tutti. Editore Feltrinelli

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