La salute, uno sguardo sull’integrità della vita

 Rosanna Filippone

La salute di ogni individuo riguarda il mantenimento del suo benessere fisico, psicologico e spirituale, cui è predisposto fin dalla nascita, che si condizionano reciprocamente.

Negli ultimi decenni, sempre di più ha trovato un posto di rilievo, nell’individuare fattori di malattia e di conseguenza una definizione più ampia di salute, il riferirsi al sistema energetico vitale, integrando la dimensione spirituale, a quelle del corpo e della psiche.

Questo sistema energetico è la dimensione che spinge l’essere umano a compiere determinate scelte, a costruire il suo sistema di valori, a dare significato alla propria vita e risulta un importante riferimento per l’equilibrio e la realizzazione dell’individuo. In altri termini, per garantire una vita di benessere e di appagamento.

Ci ammaliamo anche quando questa dimensione viene aggredita da “patogeni di incoerenza”, pericolosi quanto quelli che aggrediscono il corpo e la psiche.

Esperienze traumatiche, stress, emozioni irrisolte, delusioni legate alla perdita di appartenenza ad un contesto sociale e lavorativo, ansia per il futuro e la paura legata alla precarietà delle circostanze, provocano blocchi e disturbano il libero flusso di energia, nel campo elettromagnetico del nostro corpo.

In questa visione olistica, la definizione di salute non può che essere dinamica, contribuendo ad arricchire la riflessione, che investiga la salute squisitamente solo dal punto di vista materialistico, che vede solo nel corpo l’insorgere dello stato di malessere e di guarigione.

La stesso Statuto della Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non semplicemente assenza di disturbi o infermità.

Come principio, sembrerebbe che la OMS, inviti ad espandere il concetto di salute all’intera vita. Definizione ambiziosa, la quale farebbe corrispondere la salute, all’ideale della pienezza di vita e di totale felicità.

Sembrerebbe, questa, distante dalla ricerca scientifica riduzionista e dalla realtà, le quali stanno testimoniando tutti i limiti rispetto al vivere liberi dal malessere.

Malessere che oggi, in tempo di pandemia, aumenta esponenzialmente e le misure adottate per contrastarlo stanno riducendo le difese emotive ed esponendo così il nostro corpo a maggiore vulnerabilità a contrarre malattie.

A distanza di un anno, molte sono le persone, giovanissime e meno giovani, che devono ricorrere al sostegno psicologico e il consumo di psicofarmaci è aumentato. Molti sono gli studi e le ricerche ufficiali pubblicate a tale riguardo.

Le severe restrizioni, che hanno investito l’immaginario di se stessi come potenziali contagianti, hanno ridotto il movimento e la presenza nei luoghi pubblici e di partecipazione. Il lockdown, la didattica a distanza e l’utilizzo continuo delle mascherine nelle scuole, lo smartworking nei luoghi di lavoro, interi comparti economici chiusi, l’impossibilità di frequentare i luoghi della cultura, il coprifuoco notturno, sembrerebbero non aver sortito l’effetto voluto sulla salute degli italiani, se considerata questa valutazione nella visione olistica supposta, e la diffusione del virus non sembrerebbe rispondere a queste misure come si vorrebbe.

Di fronte alle condizioni individuali e sociali peggiorate, sta diffondendosi una riflessione e un dibattito intorno alla necessità di ripensare la salute, riconoscendo il suo valore, inserito come diritto in tutte le altre libertà sospese in suo nome. La difesa della vita biologica è garantita dalla difesa e dalla tutela di tutte le altre libertà, come espressioni della vita umana, intesa nella sua globalità: il diritto al lavoro e la libertà di progettare il futuro; il diritto allo studio e la libertà di relazioni di vicinanza e sostegno; il diritto e la libertà di partecipare alla visione collettiva e contribuire alla crescita sociale, culturale. Il diritto e la libertà di essere informati, con dibattiti, in cui la conoscenza e il confronto siano plurali, superando il monopolio della medicalizzazione e dell’economicismo nel linguaggio.

Dunque, il benessere del corpo non può prescindere da tutte le altre espressioni vitali. Dimensioni, queste, caratterizzate dalla forza vitale interiore, da un complesso di significati, che orientano l’essere umano a una maggiore consapevolezza, alla coscienza etica e a sviluppare pienamente la sua persona. Oggi la tutela della nostra salute rischia di compromettere le altre dimensioni che la garantiscono: mentale e spirituale. Ci si ammala quando perdiamo il naturale equilibrio interiore, garantito dall'armoniosa totalità psico-fisico-spirituale, e le cure appropriate, gli stili di vita devono coerentemente rispondere a questa triade, che ci identifica in quanto esseri umani.

La società dovrebbe promuove l’armonico sviluppo di ogni persona, permettendogli di esprimere appieno la sua natura e i suoi talenti, valorizzando la creatività di ognuno, per il benessere di ogni singola persona e della collettività in cui vive, per poter dire di vivere in salute.

Lo scenario, che si è delineato con la pandemia, non ci deve scoraggiare: è la decomposizione finale di un sistema, di una visione del mondo, giunti alla conclusione.

Ma per aprire ad un inizio inedito, siamo chiamati a riconoscere che il modello sociale in cui siamo vissuti, ha condotto al collasso etico e ad un vuoto spirituale, impoverendo e aggredendo il nostro Sé, cuore della nostra umanità e compromettendo il nostro eco-sistema.

E’ un tempo in cui contestare la separazione, a favore della connessione empatica umana; contestare la lotta e la competizione, fondando i legami sulla cura reciproca, sulla gratitudine e sulla vicinanza tra le persone.

Per poter partecipare in modo consapevole ad una nuova costruzione e organizzazione della società, è necessario partire da noi stessi, nutrendoci emotivamente: liberandoci dalla paura, dal senso di costante timore e pericolo, dalla prevaricazione e dal disorientamento.

Significa scegliere di difendere la nostra fortezza interiore dall’odio, dal disprezzo della pari dignità.

Significa scendere negli abissi di noi stessi e risalirne per vivere con fiducia, passione e creatività insieme agli altri.

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