Noi e i nostri microscopici ospiti: virus e batteri

Dott.ssa Lucia Giudice, Medico

Una convivenza possibile, anzi indispensabile per la vita 

Quando un bimbo nasce, la primissima cosa che fa, prima ancora del primo respiro, è riempirsi dei batteri che trova nella vagina della mamma e, subito dopo, di quelli che incontra attorno all’ano.

Poi inizia a respirare e a ciucciare la pelle sudata della mamma, introducendo altri tipi di batteri, funghi, virus.

Se è fortunato viene allattato per mesi al seno, con ogni poppata introduce circa milioni di batteri tra cui i bifidobatteri e, meraviglia, nel latte ci sono anche gli zuccheri che sono indigeribili per il bambino, ma sono il cibo perfetto per quei batteri !

Oggi sappiamo che i primi 1.000 giorni di vita sono i più importanti per la salute dell’adulto. In quel periodo è indispensabile che il bimbo venga a contatto col maggior numero possibile di microorganismi.

Questi educano il suo sistema immunitario, che deve imparare a riconoscere i buoni dai cattivi e creare così delle memorie, che si porterà per tutta la vita. Non solo, ma sembra che abbiano un ruolo importante anche nella formazione del sistema nervoso del bambino che, alla nascita, è ancora immaturo come quello immunitario. Inoltre solo una piccola percentuale del nostro genoma proviene dai genitori, il resto ci arriva dagli scambi continui col genoma dei batteri, che vivono al nostro interno.

Dentro di noi ci sono circa 6.000 tipi di virus e 5.000 specie differenti di batteri,  in gran parte buoni, ma ci sono anche i “cattivi” e, visto che questi microrganismi sono presenti sulla terra da miliardi di anni e noi siamo gli ultimi arrivati, forse sono loro che ci stanno ospitando e non il contrario. Forse sono loro che hanno permesso il nostro arrivo e che hanno deciso di evolversi insieme a noi !

Molti di loro ci hanno scelto come nicchia ecologica e ci aiutano a stare in salute, ma solo se glielo permettiamo. Sì, perché nella nostra infinita ingenuità/arroganza abbiamo pensato di poterli distruggere e ci siamo riempiti di antibiotici, che hanno creato delle “superspecie” di batteri patogeni, resistenti ad ogni cura.

Abbiamo giocato coi virus in laboratorio ed ora ne abbiamo paura.

Ma se iniziassimo a pensare che la malattia è disequilibrio, disarmonia con l’ambiente fuori di noi e al nostro interno – tra i microrganismi buoni e “cattivi” che ospitiamo, giusto per fare un esempio -  se pensassimo che sono più importanti le condizioni del nostro corpo, rispetto a un virus che viene da fuori, allora saremmo consapevoli di avere molti strumenti in più per proteggerci e non ci sentiremmo impotenti e indifesi, in attesa del vaccino salvifico.

Il nostro corpo non è un bidone della spazzatura dove buttare cibo sbagliato, farmaci, fumo, aria inquinata, pensieri negativi, stress … e poi aspettare che arrivi qualcuno o qualcosa a svuotarcelo.

Questo virus, che sia naturale o modificato da noi, non ha interesse ad ucciderci perché, senza di noi, lui non può vivere.

Il suo obiettivo è adattarsi a noi, il nostro obiettivo dovrebbe essere prenderci cura del nostro “terreno” in modo da poterlo accogliere senza paura.

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