Oltre i confini del prevedibile: uno sguardo alla complessità

Oltre i confini del prevedibile: uno sguardo alla complessità

L’imprevedibile, il tanto temuto fattore x, che può sconvolgere la vita e demolire le nostre previsioni per il futuro, è da anni oggetto di studi scientifici. La teoria del caos si intreccia con quella della complessità nel contemplare le infinite interconnessioni tra gli esseri viventi e tra questi e i loro ambienti. Quanto peso può avere il battito d’ali di una farfalla e quanto la scelta di un essere umano?

 

Boston, Stati Uniti, 1972. Il 139˚ meeting dell’American Association for the Advancement of Science è in corso. Le parole pronunciate dal relatore echeggiano sui volti stupiti dei presenti. Lo speaker è Edward Norton Lorenz, apprezzato matematico e meteorologo. Il suo lavoro sui sistemi meteorologici è conosciuto da molti. Alcuni hanno anche letto un suo articolo che riporta i risultati delle sue ricerche:  apparentemente insignificanti variazioni in uno dei parametri di un sistema meteorologico, risultano in previsioni del tempo diverse e inattese. Lo scienziato continua a parlare. Spiega con dati empirici e grafici come una leggera modifica delle condizioni iniziali porti a evoluzioni divergenti. Da piccole cause sorgono grandi effetti. I suoi colleghi ascoltano attenti. Tutto torna. Il mondo reale è talmente complesso e caotico che sfugge alle previsioni lineari. Ci sono troppi fattori in gioco, troppe connessioni tra gli elementi. Nella realtà l’imprevedibile può accadere. Chi vive lo sa bene. Eppure, il titolo dell’intervento di Lorenz, aveva lasciato una forte impronta emotiva nella mente dei suoi ascoltatori.

Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?

Nasce la teoria del caos deterministico. Per il cinema e i media si apre un’originale prospettiva. The Butterfly Effect o Effetto farfalla ispira diversi film di successo, tra cui Sliding doors, la cui trama in parte si gioca sull’intreccio di destini paralleli.

Italia, 1976. In una piccola città, una bambina di dieci anni passeggia sotto il tiepido sole primaverile. La sua mente vaga e si sofferma sul significato della vita. Sente che la sua mente non riesce ad abbracciare il tutto e, frustrata, quasi cede alla tentazione di lasciar perdere quei pensieri che tanto l’affascinano. Poi, quasi improvvisa, un’immagine prende forma. Una miriade di direzioni. Molteplici sentieri. Ogni direzione, ogni sentiero, la porterà verso un futuro diverso. Piccole differenze iniziali, grandi divergenze nel tempo. Davanti alla responsabilità della scelta e del libero arbitrio, lo sbigottimento per un lungo istante prevale. Ma la bambina è curiosa e ama l’avventura. In cuor suo sa che non c’è da aver paura, perché un’infinità di scelte possibili significa anche che esistono infiniti possibili futuri.

Quella bambina non è diventata una scienziata. Era una bambina comune, come tante altre, che è cresciuta in una donna comune. Aveva solo prestato attenzione alla complessità del reale. Al tempo e allo spazio. E, con la mente aperta dei bambini, aveva intuito che da quasi impercettibili variazioni nelle condizioni iniziali, gli effetti futuri potevano essere fortemente divergenti e significativi.

Santa Fe,  Stati Uniti, 1984. Un gruppo di scienziati elegge la teoria del caos a “scienza del XXI secolo”, facendone il fondamento per la  loro ricerca sui sistemi adattivi complessi. Il loro impegno è studiare il funzionamento di quei sistemi composti, al loro interno, da molteplici elementi interconnessi e interagenti tra loro e, al tempo stesso, in continua interazione con altri sistemi. L’ambizione degli scienziati di Santa Fe è studiare la vita, il reale nella sua complessa rete di legami, connessioni e reciproche influenze. Nella loro scienza includono il cosiddetto ‘fattore x’, l’imprevedibile, temuto ma possibile che crea disequilibrio. Dal caos alla complessità, il nuovo modo di fare scienza si erge al di sopra dell’approccio classico che tende a ridurre, separare e prevedere, in maniera meccanica, ciò che nella pratica  prevedibile non è.

Se ci figuriamo una fitta rete di interconnessioni fra tutti gli elementi del reale, dalle cellule agli organismi, dalle persone ai gruppi, dall’individuo al suo ambiente di vita, dal genere umano al pianeta Terra e dalla Terra all’universo, si comprende come una lieve variazione nel comportamento di un elemento vada a influenzare gli elementi a cui è connesso. Un gioco di interazioni, variazioni e reciproche influenze. Esempi di sistemi complessi sono l’individuo, sia al suo interno, come organismo costituito da cellule, organi e mente, sia nella sua relazione con l’esterno, il suo ambiente di vita. Famiglie, gruppi, aziende, associazioni e organizzazioni sono a loro volta sistemi complessi, al cui interno interagiscono miriadi di variabili che si interfacciano in maniera dinamica.

Pur nel suo essere immerso in questa fitta rete in continuo movimento, l’essere umano tende a ricercare la sicurezza della stabilità e del prevedibile, distogliendo lo sguardo da quel ‘fattore x’ che può manifestarsi, portando sconvolgimento e disequilibrio. Ma è proprio in questi momenti, tanto temuti, che il caos e la complessità insiti nella vita ci vengono in aiuto, fornendoci altri, infiniti possibili sviluppi. Un’azione, un pensiero, un’emozione e, ancor di più, una scelta divengono il primo passo verso luoghi sconosciuti e, forse, migliori. Ogni istante della nostra esistenza, anche nella crisi, diviene il punto di origine per un’evoluzione diversa. Adesso, in questo momento della storia umana, l’imprevedibile ci colpisce con tutta la sua forza. La pandemia da COVID-19 ha sconvolto non solo il nostro presente, ma anche l’idea che ognuno di noi si era fatto del proprio futuro. Le previsioni parlano chiaro. Davanti a noi si prospettano crisi economica, instabilità lavorativa e, ahimè, nuovi modi di stare in relazione con gli altri. Usciamo nella società protetti da mascherine, ben attenti a mantenere le distanze di sicurezza. L’altro è diventato un potenziale pericolo, un possibile veicolo di malattia e morte. In questa situazione, carica di incertezze, possiamo scegliere se farci prendere dall’angoscia o fare appello alla flessibilità della mente umana e sfoderare un ‘piano B’.

In definitiva, ciò che fa la differenza non è ‘reagire’ all’inaspettato, ma ‘agire’, esercitando la nostra prerogativa di esseri umani, il libero arbitrio. Possiamo scegliere se subire il ‘fattore x’ o diventare il ‘fattore x’. La direzione che diamo al nostro cuore e alla nostra mente, così come le nostre azioni e le nostre scelte, divengono il nostro ‘battito d’ali’. E questo mio ‘battito’, non solo  apre molteplici scenari futuri alla mia vita, ma si propaga e fa vibrare tutto ciò che mi circonda. Da qui emerge la responsabilità che ogni essere umano ha nei confronti della famiglia umana e del pianeta, a cui è così intimamente connesso. Come ci ricorda Goethe nel Faust, “Ogni cosa si tesse col tutto e l’una cosa vive e opera nell’altra”. Il mio ‘battito d’ali’ qui e adesso apre nuove possibilità e nuovi futuri a me e a tutti gli esseri che fanno parte della rete cosmica della vita.

Bibliografia

De Toni, F. A. e Comello (2007) L. Viaggio nella complessità, Marsilio Editori: Venezia

Goethe, J.W. (1967) Faust. A tragedy, trad. Bayard Taylor,The Modern Library: New York, pag. 17-18

Morin, E. (2018) Conoscenza, ignoranza, mistero, Raffaello Cortina Editore: Milano 

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